Enrico Rossi ha deciso la chiusura dell’area chirurgica, giovedì la conferenza con il direttore Polimeni

Dalle recenti comunicazioni ufficiali della Asl 2 di Lucca, risulta con grande evidenza un dato: Enrico Rossi, presidente uscente della Regione Toscana e nuovamente candidato allo stesso ruolo, ha deciso di chiudere l’area chirurgica della Valle del Serchio. Mettendo insieme quello che emerge dal nuovo “Piano di investimenti” e dal “Programma triennale delle opere pubbliche 2015-2017” della Asl, e dai comunicati aziendali che ne hanno accompagnato la pubblicazione, si capisce con grande chiarezza che le attività chirurgiche previste nel futuro prossimo della Valle saranno, nella migliore delle ipotesi, quelle a minore complessità, mentre saranno eliminate quelle attività ortopediche e chirurgiche che richiedono anche una sola notte di ricovero: si parla infatti esplicitamente di realizzare tre sale operatorie “fortemente specializzate nella chirurgia a ciclo diurno”, che prevedano cioè soltanto interventi per i quali il paziente entra e esce dall’ospedale nel giro di alcune ore. Incredibilmente, la Asl propaganda come “potenziamento” questa che è invece la violenta chiusura di due reparti, chirurgia e ortopedia, che da decenni sono presenti in Valle con una qualità riconosciuta dai sistemi di valutazione nazionali e dallo stesso direttore Polimeni fino a pochi mesi fa. È questo il compimento del disegno di Enrico Rossi e della sua giunta regionale, che, in forza dei quattro nuovi e discussi mega-ospedali di Massa, Lucca, Pistoia e Prato, hanno deciso di soffocare i presidi ospedalieri di montagna: quanto è annunciato per la Valle del Serchio, è già successo in Lunigiana e nell’Appennino Pistoiese, immolati da Rossi sull’altare dei quattro nuovi presidi ospedalieri. Un destino già noto dall’estate 2013, quando la Regione commissionò alla direttrice dell’istituto Sant’Anna di Pisa uno studio che giustificasse a posteriori i tagli già decisi a tavolino per il nostro ospedale: ne uscì una relazione raffazzonata e confusa che, per tutti i pazienti da Pieve San Lorenzo a Valdottavo, prevedeva 58 posti letto e perdita di tutte le attività ortopediche e chirurgiche soggette a ricovero.

Questo scenario, così funereo, è comunque il migliore oggi immaginabile, perché lo sbandierato investimento per le nuove (e depotenziate) sale operatorie del presidio Valle del Serchio è comunque solo una chiacchiera vuota da parte della Asl e del direttore Polimeni: nel “Piano degli investimenti”, la Asl parla di questo progetto come di un “intervento sospeso”, per il quale manca completamente la copertura economica. Questa paradossale e avvilente situazione dell’area chirurgica emerge con forza, peraltro, proprio nelle settimane in cui la Asl ha confermato con durezza la chiusura della dialisi di Castelnuovo e del DH oncologico a Barga.

Il direttore Polimeni sarà chiamato a chiarire tutte queste questioni giovedì prossimo 23 Aprile, alle 15, in un’assemblea della Conferenza dei sindaci che si annuncia molto calda: nella sala riunioni dell’Unione dei Comuni, a Castelnuovo, illustrerà l’intera riorganizzazione dell’Azienda, chiarendo quale futuro immagina per l’assistenza ospedaliera e territoriale della nostra Valle. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare a questo incontro aperto al pubblico.

CREST – Che succede se un bimbo sta male alle 20:01?

E’ di pochi giorni fa l’episodio, a lieto fine, del bambino arrivato all’ospedale di Volterra in gravi condizioni, stabilizzato e trasportato al Meyer in elicottero, in un orario in cui era presente il pediatra, come accade solo fino alle 20 dei giorni feriali. Una questione che il sindaco Marco Buselli ha sollevato anche sulla pagina facebook del governatore Enrico Rossi, senza ottenere una risposta al quesito “Che succede se un bimbo sta male alle 20:01?” (vedi link). Oggi, la lettera del primo cittadino al difensore civico della Regione Toscana per tenere alta l’attenzione sulla richiesta di ripristino della reperibilità pediatrica sul territorio nei notturni e nei festivi. Anche il Crest, che riunisce la Rete di Comitati e di Movimenti Toscani, interviene sulla vicenda.

Quando un “grande” tiene la piccola mano di un bambino e la racchiude tutta, sente la stretta fiduciosa di chi si affida ad un adulto che potrà proteggerlo. Cosa accade quando quella stretta si allenta e la mano del bambino non trova nessuno ad accoglierla? Ciò che non dovrebbe accadere, accade: un patto generazionale si spezza. Il CREST ha scelto come logo due bambini che vivono nelle zone marginali della regione e non sorridono più, perché la politica socio-sanitaria della Regione Toscana ha lasciato la loro mano. Siamo rimasti perplessi nel leggere la risposta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in merito alla mancata reperibilità del pediatra all’ospedale di Volterra sollevata dal Sindaco Buselli qualche giorno fa. “NON ci sarebbero davvero GIUSTIFICAZIONI, se dovesse ACCADERE qualcosa che il SISTEMA non ha voluto, o saputo,PREVEDERE”. Questo scrive il primo cittadino di Volterra in uno scambio di post su FaceBook con il presidente Rossi dopo il caso di un bimbo piccolo arrivato al Pronto Soccorso di Volterra 
in stato di incoscienza. Il bambino è stato stabilizzato, intubato e poi trasportato con l’elicottero al Meyer. Erano le 18, quando il pediatra è ancora presente in ospedale. Dalle 20 il Day Service pediatrico è chiuso ed il pediatra non è neppure reperibile. A Volterra, come in molte altre zone della Toscana (Orbetello, Montagna Pistoiese, Lunigiana…) i genitori non troveranno un pediatra nei notturni e nei festivi per curare i loro bambini. Il CREST ha sollevato il problema al momento della discussione del Piano Socio Sanitario Integrato regionale approvato a novembre, ma la politica di maggioranza si è dimostrata assolutamente insensibile. La questione è stata presa a cuore anche dal Garante della Regione Toscana per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ed anche in quel caso è rimasta inascoltata. In sanità si taglia e si “razionalizza” ed i primi a soffrirne in Toscana sono stati proprio i bambini e le donne. I reparti di pediatria sono stati accentrati nei capoluoghi lasciando che l’assistenza pediatrica diventasse a macchia di leopardo sul territorio. I Punti Nascita sono stati chiusi e non si è previsto alcun tipo di assistenza alternativa. Bambini e donne di serie B, che evidentemente non hanno lo stesso diritto alle cure di chi vive in città. Quanto costerà mai al sistema sanitario toscano, che investe in sanità il 70% delle proprie risorse, la reperibilità di un ginecologo o di un pediatra? Quanto vale la sicurezza e la vita di una persona? Si può risparmiare anche su questo? La nostra ministra Lorenzin sogna un ospedale e cure di “genere”, pensate per le donne. In molte aree della Toscana rurale, montana o insulare è un sogno anche l’essere curati e assistiti da chi è stato preparato per farlo e l’unica risposta che il nostro Presidente Rossi sa dare ad una richiesta di attenzione per un problema tanto delicato è un negare in grigio politichese. Evidentemente ha dimenticato cosa si sente a stringere la mano di un bambino. E con lui la sua Giunta ed i suoi consiglieri.

Link all’articolo di QuiNewsVolterra: http://www.quinewsvolterra.it/che-succede-se-un-bimbo-sta-male-alle-20-e-01.htm

Documento CREST incontro segreteria assessore Marroni

Una delegazione dei Comitati e dei Movimenti Toscani in Difesa della Sanità Pubblica aderenti al C.R.E.S.T (di cui fa parte anche “Per la sanità nella Valle del Serchio”) guidata dal presidente Valerio Bobini, il 15 luglio ha incontrato in Regione Rossano Mancusi, responsabile di segreteria dell’assessore al diritto alla salute Marroni, e Andrea Leto, responsabile del Sistema Sanitario Regionale. A loro è stato consegnato il seguente documento che denuncia le iniquità del sistema sanitario toscano e richiede il rispetto del diritto alla salute per i tutti i cittadini, non solo per chi abita nei capoluoghi di provincia. Il testo è disponibile sia in pdf scaricabile che direttamente online cliccando su “continua a leggere”.

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Comunicato del 5 dicembre 2013 sull’incontro con Rossi

La notizia è enorme: il Presidente Rossi ha confermato la volontà di costruire anche sul Piano Pieve, sito votato dalla Conferenza dei sindaci, un ospedale completo, con più di 120 posti letto e tutti i servizi oggi presenti in Valle del Serchio, dal Pronto Soccorso al Punto nascite, dall’Ortopedia alla Chirurgia. Un obiettivo quindi a portata di mano, se non per la clausola posta da Rossi: tutta la Valle deve accettare questa soluzione, anche quella metà dei sindaci che ritengono di aver “perduto” l’insana lotta sulla localizzazione.

Una mossa tattica questa del presidente: un Rossi pavido, che scommette tutto sulla maledetta divisione campanilista della nostra zona per fuggire dalla propria responsabilità politica, dal proprio dovere di decidere e agire. Una mossa rischiosa, però, dal punto di vista di una Regione che sta tagliando in tutta la Toscana: se davvero la Valle capisse il momento, e superasse quei localismi che la stanno uccidendo? La possibilità c’è, se è vero che i sindaci contrari a Piano Pieve hanno sempre motivato la propria posizione esprimendo dubbi riguardo alla dotazione dell’eventuale ospedale: pochi mesi fa, il sindaco di Barga Bonini affermava: “Ho sempre detto che non mi impunto su Mologno: se venisse proposto un ospedale in grado di offrire i servizi necessari per la popolazione della Valle, anche se per me sarebbe più baricentrico Mologno, è ininfluente costruirlo dieci chilometri più a monte o più a valle. L’importante, ripeto, è il tipo di ospedale e di sanità che andremo a realizzare”; il sindaco di Molazzana, Simonetti: “Se qualcuno mi assicura che l’ospedale alla Pieve e l’ospedale a Mologno avranno la solita tipologia, non ho nessun problema a votare per la Pieve”; il sindaco di Bagni di Lucca, Betti: “ Io sono prontissimo, se si sceglie per la Pieve, a dire che deve essere nelle stesse proporzioni e con gli stessi servizi: a quel punto ci sarà da combattere tutti insieme”; il sindaco di Borgo a Mozzano, Poggi: “ Un ospedale nuovo qui a pochi chilometri, qualsiasi sia il sito, è da noi di Borgo a Mozzano fortemente sentito”; Giurlani, Fabbriche di Vallico: “Io non ho problemi col fatto che venga fatto alla Pieve: il problema è la garanzia dei servizi”; Giannini, Vergemoli: “Individuato il sito di Pieve Fosciana, su quello lavorare per creare un ospedale adeguato”.

È il momento di essere chiari: i timori riguardo a dimensioni e livello del nuovo ospedale, sono ufficialmente scomparsi. Sindaci, esistono altri motivi per bloccare questo investimento in Valle del Serchio? Un progetto da voi stessi sbandierato per anni quale unica soluzione per il nostro futuro? I cittadini chiedono sincerità.

Manifestazione del 7 dicembre a Firenze per la difesa dei piccoli ospedali

Sabato 7 dicembre a Firenze alle ore 14:30 si terrà la manifestazione del Comitato Regionale Emergenza Sanitaria Toscana.

Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio – Onlus ha da sempre
lavorato per portare alla luce le vere cause dei pericoli che corre la nostra
Sanità: per questo agisce con grande impegno e convinzione all’interno
del C.R.E.S.T., il coordinamento regionale dei comitati sanitari nati
spontaneamente in Regione Toscana. Comitati nati in ognuno dei luoghi
minacciati dalla politica di tagli e accentramento decisa dall’Assessore
alla Sanità Enrico Rossi negli anni passati, e tenacemente perseguita
dal Presidente della Regione Enrico Rossi in questa fase attuale.

TUTTI A FIRENZE
DALLA GARFAGNANA, DALLA MEDIAVALLE,
DA TUTTA LA TOSCANA,
PER CHIARIRE AL PRESIDENTE E A TUTTA LA POLITICA
CHE VOGLIAMO VIVERE NEI NOSTRI TERRITORI,
NON MORIRE IN UN’AMBULANZA!

Un pronto soccorso gravemente depotenziato, ricoveri solo per medicina, chiusura di chirurgia e ortopedia, riabilitazione gravemente depotenziata: questo vuole la Regione per la Valle del Serchio sia che si costruisca un nuovo edificio, sia che si accentrino le attività al S. Croce o S. Francesco, sia che le si mantengano divise tra i due stabilimenti. I nuovi ospedali di Pistoia e Lucca hanno il doppio delle sale operatorie rispetto ai presidi precedenti. Pistoia è stato aperto a luglio e la chirurgia dell’ospedale di S.Marcello Pistoiese è stata chiusa. Il 1° febbraio aprirà l’ospedale di Lucca, che cosa accadrà alla Valle? Protestiamo e chiediamo chiarezza adesso assieme a tutta la Toscana, non facciamolo da soli e quando sarà troppo tardi!

È possibile raggiungere Firenze con mezzi autonomi, o prenotare un posto su pullman organizzati. Partenze da Piazza al Serchio, Castelnuovo di Garfagnana, Fornaci di Barga e Borgo a Mozzano.

Per informazioni:
gruppi Facebook: Comitato “Per la Sanità nella Valle del Serchio – ONLUS” e CREST.Comitato.Regionale.Emergenza.Sanità.Toscana
sanitavalledelserchio@gmail.com
340/3854126
328/9066485
Evento Facebook:https://www.facebook.com/events/1426256337588352/?ref=ts&fref=ts

Incontro dei sindaci con Rossi che riapre sulla realizzazione di un ospedale secondo gli accordi

Sabato scorso in una conferenza stampa a Lucca, il presidente Rossi rispondeva così sulla realizzazione di un nuovo ospedale in Valle del Serchio: “Siamo disposti anche a spendere ma i sindaci e gli enti locali devono mettersi d’accordo. Per ora dell’ospedale della Valle non ne parliamo”. Fonte: articolo LuccaInDiretta.

Ieri pomeriggio i 21 sindaci della Valle sono stati ricevuti da Rossi, il quale ha accettato una richiesta di incontro inviata da tempo dai primi cittadini. Secondo l’articolo uscito su La Nazione di oggi, Rossi si è reso disponibile al rispetto del primo protocollo di fine 2011 e controfirmato dalla Regione ad aprile 2012 (quello senza tagli di reparti) purché i sindaci siano tutti uniti. Si legge “L’investimento è di quelli importanti e costosi, la tematica è decisamente delicata: per realizzare l’ospedale unico occorre l’unità dei sindaci di Mediavalle e Garfagnana. E’ questo, in sintesi, il pensiero del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che si è reso disponibile a rispettare i patti iniziali, e quindi a promuovere la realizzazione di un ospedale come previsto dallo studio di fattibilità preliminare del 2011, purché non ci siano divisioni tra i sindaci”.

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