Manifestazione a Volterra sabato 10 giugno

Questo sabato si è svolta a Volterra una manifestazione di tutto il territorio dell’Alta Val di Cecina per chiedere con forza il mantenimento ed il reale potenziamento delle attività ospedaliere oggi presenti.

Servizio del TGR (Video Facebook)

Queste le parole e le richieste del sindaco di Volterra Marco Buselli:

“Le rassicurazioni che sono pervenute in questi giorni, comprese quelle dell’ultimo minuto non sono sufficienti” ha concluso Buselli che poi ha ribadendo i punti fermi delle richieste dei territori:
“No alla chiusura delle chirurgie nei fine settimana, ripristino di un servizio pediatrico feriale e festivo e reperibilità notturna, creazione di un posto letto di osservazione breve pediatrica al pronto soccorso, guardia attiva anestesiologica con copertura cardiologica h24, ripristino del terzo pediatra di libera scelta e copertura dell’emergenza a Saline e automedica al pronto soccorso”.

Il Comitato “Per la sanità nella Valle del Serchio” era a Volterra assieme al CREST ed al Cisadep, i coordinamenti toscani e nazionali in difesa della sanità nelle aree periferiche quali appunto Valle del Serchio e Val di Cecina.

Alla manifestazione erano presenti anche cittadini della Lombardia e del Friuli con problemi analoghi ai nostri, oltre a sindaci provenienti da altre regioni come il Lazio.

Interventi da Angera (VA), Latisana (UD) e chiusura manifestazione (Video Facebook)

 

Pubblicazione del nuovo piano sanitario 2012-2015 ed emendamenti bocciati

Il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato in data 5 novembre 2014, in ritardo di qualche anno, il piano sanitario e sociale integrato 2012-2015. Obiettivo del piano sanitario è definire le linee guida dalla sanità toscana, ci sono anche specifici paragrafi di interesse diretto della Valle del Serchio. Dalla lettura di questi rimangono grossissimi interrogativi sul futuro sanitario della zona: per la dotazione ospedaliera si rimanda il tutto ad un patto territoriale, documento dal dubbio o nullo valore legale che non promette niente di buono dal momento che la giunta toscana ha già disatteso addirittura le proprie delibere; mentre sugli stabilimenti ospedalieri non si chiarisce se verrà fatta una riorganizzazione o verrà invece realizzato un nuovo ospedale.

Oltre a tutto questo sono stati bocciati diversi emendamenti a tutela degli abitanti delle zone periferiche, in particolare sul pronto soccorso (vedi anche comunicato del CREST su questa “omissione di soccorso”) e di chiarezza sulla Valle del Serchio in senso stretto.

Nel file allegato è disponibile anche l’esito del voto finale dei consiglieri che ha portato all’approvazione con 25 favorevoli, 12 contrari e 1 astenuto, oltre a diversi presenti non votanti.

Per maggiori dettagli:

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Documento CREST incontro segreteria assessore Marroni

Una delegazione dei Comitati e dei Movimenti Toscani in Difesa della Sanità Pubblica aderenti al C.R.E.S.T (di cui fa parte anche “Per la sanità nella Valle del Serchio”) guidata dal presidente Valerio Bobini, il 15 luglio ha incontrato in Regione Rossano Mancusi, responsabile di segreteria dell’assessore al diritto alla salute Marroni, e Andrea Leto, responsabile del Sistema Sanitario Regionale. A loro è stato consegnato il seguente documento che denuncia le iniquità del sistema sanitario toscano e richiede il rispetto del diritto alla salute per i tutti i cittadini, non solo per chi abita nei capoluoghi di provincia. Il testo è disponibile sia in pdf scaricabile che direttamente online cliccando su “continua a leggere”.

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Manifestazione CREST del 7 dicembre: Foto e Video

Altri video e foto sul gruppo facebook del CREST e sul gruppo facebook del Comitato.

Documento ufficiale CREST – Manifestazione 7 dicembre

MANIFESTAZIONE DEL 7 DICEMBRE 2013

Documento Ufficiale

La manifestazione del 7 Dicembre 2013 è un evento che, senza esagerazioni, scrive una piccola pagina di Storia. Per la prima volta in Toscana si assiste ad una protesta così estesa, così larga, così condivisa: in rappresentanza di numerose ed ampie comunità locali da 8 diverse province toscane, i comitati sanitari costituitisi spontaneamente e poi confluiti nel Comitato Regionale Emergenza Sanitaria Toscana (C.R.E.S.T.) convergono a Firenze per far sapere alla politica che la cittadinanza si è svegliata.

Scendiamo in strada per dire alle istituzioni, a quell’istituzione che la Regione Toscana deve tornare ad essere, che amministrare non vuol dire voltarsi dall’altra parte; non vuol dire negare i problemi, né prendere la strada più facile; non vuol dire mettere a tacere chi dissente, mentire, ingannare.

Amministrare vuol dire decidere. Per decidere si devono capire i problemi. Per capire i problemi bisogna ascoltare, con orecchie e cuore liberi, le necessità degli amministrati, cioè dei cittadini, cioè del popolo, vero sovrano dello Stato il quale affida il potere, temporaneamente, agli amministratori pubblici perché perseguano l’interesse collettivo, nel solco della Costituzione. L’ascolto è appunto la base di partenza per un politico che voglia almeno provare a far bene il proprio lavoro: e qui sta  il peccato originale della Regione Toscana, chiusa in se stessa ormai da anni a contemplare risultati-spot che sempre meno riscontro trovano nelle sofferenze quotidiane della gente normale. Se decine di sindaci, in rappresentanza di intere vallate e territori chiedono ufficialmente da mesi un incontro al Presidente della Regione senza ricevere risposte, nemmeno negative, “vuol dire che qualcosa nel sistema democratico si è rottoe che qualcosa si sia rotto e rappresenti la punta dell’iceberg di un sistema sanitario regionale opaco, non trasparente e non teso al bene comune ed alla salvaguardia della persona, lo testimonia il pervicace silenzio su un presunto buco di bilancio di qualche centinaio di milioni a Massa, riportato a più riprese dalla stampa in questi ultimi anni, che non possono che riflettersi, sul piano generale, in un utilizzo ridotto di risorse messe a disposizione per beni e servizi e che non vogliamo assolutamente vadano ad incidere negativamente sul tessuto più debole del territorio regionale, quale i nostri presidi sanitari rappresentano.

Da queste e altre considerazioni muove il C.r.e.s.t. quando, parlando a nome delle centinaia di migliaia di abitanti delle zone considerate “marginali” da Enrico Rossi e dall’apparato tecnico-politico regionale, presenta alla Giunta della Regione Toscana le seguenti richieste:

-       Incontro di una delegazione del C.R.E.S.T. con il Presidente Enrico Rossi, già peraltro richiesto con domanda protocollata una prima volta in data 28 Agosto e una seconda volta il 17 Ottobre 2013.

-       Ammissione del C.R.E.S.T. al Tavolo di concertazione sul Piano Socio-Sanitario (come formalmente richiesto il 24 Ottobre 2013) e accreditamento dello stesso con ruolo consultivo presso le Conferenze dei Sindaci delle diverse Asl toscane, in nome dell’Art. 15 delle LR40 del 2005.

-       Approvazione di un Piano Socio-Sanitario, di un buon Piano Socio-Sanitario che tuteli i residenti in zone disagiate con indicazioni stringenti, chiare e non eludibili, circa l’equità d’accesso alle cure: si propone il ripristino di tempi massimi di percorrenza relativamente ai servizi sanitari ospedalieri, e conseguente verifica caso per caso dell’effettivo rispetto degli stessi

-       Revoca delle Delibera 1235 del 28 Dicembre 2012 e successive delibere attuative, vere armi di distruzione di massa escogitate grazie alla non casuale assenza di un Piano Socio-Sanitario pienamente autorevole ed efficace, cui si sono prepotentemente sostituite azioni di Giunta esautorando lo stesso Consiglio regionale.

-       Sistema di gestione delle liste d’attesa veramente improntato a principi di trasparenza: pubblicazione online degli elenchi delle varie Asl, evidentemente privi dei nominativi dei pazienti, ma con indicati il comune di residenza degli utenti e la tipologia di esame richiesta. È ormai smascherata la strategia di sabotare i volumi d’attività dei centri minori dirottando i cittadini su altre strutture: questo giochetto deve finire, la gente della Toscana si è stancata di riorganizzazioni ospedaliere “tramite CUP”.

Questi i punti che il Comitato Regionale Emergenza Sanitaria Toscana pone sul tavolo della politica regionale, questa la base di partenza per una discussione pubblica cui Enrico Rossi si è finora clamorosamente sottratto nascondendosi a tutti i livelli, istituzionali e non, fuggendo lo sguardo e le domande di quanti hanno cercato e cercano risposte alle proprie preoccupazioni.

Il C.R.E.S.T. e i territori a cui dà voce aspettano risposte.

Per il C.R.E.S.T.
Comitato Regionale Emergenza Sanitaria Toscana

Il Presidente
Valerio Bobini

Manifestazione del 7 dicembre a Firenze per la difesa dei piccoli ospedali

Sabato 7 dicembre a Firenze alle ore 14:30 si terrà la manifestazione del Comitato Regionale Emergenza Sanitaria Toscana.

Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio – Onlus ha da sempre
lavorato per portare alla luce le vere cause dei pericoli che corre la nostra
Sanità: per questo agisce con grande impegno e convinzione all’interno
del C.R.E.S.T., il coordinamento regionale dei comitati sanitari nati
spontaneamente in Regione Toscana. Comitati nati in ognuno dei luoghi
minacciati dalla politica di tagli e accentramento decisa dall’Assessore
alla Sanità Enrico Rossi negli anni passati, e tenacemente perseguita
dal Presidente della Regione Enrico Rossi in questa fase attuale.

TUTTI A FIRENZE
DALLA GARFAGNANA, DALLA MEDIAVALLE,
DA TUTTA LA TOSCANA,
PER CHIARIRE AL PRESIDENTE E A TUTTA LA POLITICA
CHE VOGLIAMO VIVERE NEI NOSTRI TERRITORI,
NON MORIRE IN UN’AMBULANZA!

Un pronto soccorso gravemente depotenziato, ricoveri solo per medicina, chiusura di chirurgia e ortopedia, riabilitazione gravemente depotenziata: questo vuole la Regione per la Valle del Serchio sia che si costruisca un nuovo edificio, sia che si accentrino le attività al S. Croce o S. Francesco, sia che le si mantengano divise tra i due stabilimenti. I nuovi ospedali di Pistoia e Lucca hanno il doppio delle sale operatorie rispetto ai presidi precedenti. Pistoia è stato aperto a luglio e la chirurgia dell’ospedale di S.Marcello Pistoiese è stata chiusa. Il 1° febbraio aprirà l’ospedale di Lucca, che cosa accadrà alla Valle? Protestiamo e chiediamo chiarezza adesso assieme a tutta la Toscana, non facciamolo da soli e quando sarà troppo tardi!

È possibile raggiungere Firenze con mezzi autonomi, o prenotare un posto su pullman organizzati. Partenze da Piazza al Serchio, Castelnuovo di Garfagnana, Fornaci di Barga e Borgo a Mozzano.

Per informazioni:
gruppi Facebook: Comitato “Per la Sanità nella Valle del Serchio – ONLUS” e CREST.Comitato.Regionale.Emergenza.Sanità.Toscana
sanitavalledelserchio@gmail.com
340/3854126
328/9066485
Evento Facebook:https://www.facebook.com/events/1426256337588352/?ref=ts&fref=ts

Comunicato del 31 luglio 2013 sul lavoro della commissione Nuti

Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio ha visto, con amarezza, perfettamente confermate le proprie previsioni riguardo alle intenzioni della Regione Toscana per la Sanità della valle: tagli drastici, addio a reparti quali chirurgia e ortopedia. La relazione “tecnica” presentata da Sabina Nuti e Andrea Vannucci è stata desolante: un pasticciato tentativo di giustificare, a posteriori, la devastazione decisa a tavolino dal presidente Enrico Rossi. Era questo, presidente, ciò di cui parlava con tanto orgoglio di fronte a noi solo l’estate scorsa?

Almeno, la relazione ha aiutato a riunire Garfagnana e Mediavalle. Nelle sue molte pagine, infatti, non c’è una minima considerazione del sito indicato, dei flussi prevedibili, della viabilità, delle distanze; si citano soltanto i 59.000 utenti cui si indirizza l’ospedale, ovvero tutti i residenti da Minucciano a Borgo a Mozzano: è apparso evidente anche per questo che quegli 80 posti letto, quei servizi così ridotti sono quello che la Regione vuole in Valle a prescindere da qualsiasi ragionamento circa la localizzazione. Ma Marroni ha bisogno di una Valle del Serchio divisa, e quindi più debole: è sempre stata la sua strategia, e per questo durante l’incontro ha proibito al tecnico Vannucci di chiarire una volta per tutte questo punto. Forse perché Vannucci avrebbe ripetuto quanto già detto in altre sedi, cioè che tra siti così vicini non può variare la dotazione dell’ospedale? Ventuno sindaci, a quel punto uniti, sarebbero molto più difficili da fronteggiare.

È stato davvero triste vedere, a Monte San Quirico, due tecnici come Nuti e Vannucci chiusi in un silenzio imbarazzato di fronte alle domande puntuali dei sindaci: “Come mai nella relazione abbiamo solo una serie di tabelle, e nessuna elaborazione dei dati? Come mai Vannucci a Dicembre ci disse che Ortopedia poteva rimanere in Valle, mentre oggi ci spiega che dobbiamo spostarla a Lucca? Come mai non si è minimamente considerato il dirimente aspetto degli esiti chirurgici? Come mai per alcune specialità avete ignorato l’expertise, cioè il grado di esperienza condivisa dai professionisti, così importante in medicina?” Non possiamo credere che i due tecnici ignorassero le risposte a queste domande: è evidente che il loro rifiuto di rispondere sia stato dettato dall’impossibilità di difendere una relazione che di tecnico non ha niente, una pura foglia di fico atta a coprire decisioni squisitamente politiche, cioè quei fortissimi tagli in arrivo o già attuati in tutti gli ospedali “periferici” toscani.

Di fronte a tutto questo, il comitato nota l’assordante silenzio dei nostri rappresentanti in Regione, Ardelio Pellegrinotti e soprattutto Marco Remaschi, Presidente della Commissione Regionale Sanità eletto coi voti della Valle del Serchio: dobbiamo rassegnarci a un ospedalino del genere? O l’alternativa è mantenere i due stabilimenti esistenti, con la prospettiva che proprio lei ci ha illustrato più volte di “assistere lentamente alla morte dei due presidi attuali, alla loro progressiva soppressione, stante l’impossibilità di mantenerli”? Presidente Remaschi, questo è quello che ci avete raccontato per anni: aspettiamo parole di verità.

Disponibile la relazione Nuti sul nuovo ospedale unico

Disponibile per il download la Relazione sul nuovo ospedale unico presentata in data 25/07/13 alla Conferenza dei Sindaci. La commissione che l’ha redatta è stata presieduta dalla prof. Sabina Nuti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Purtroppo i timori del Comitato, guardando al contesto economico, normativo e al recente accordo tra Marroni e i medici ospedalieri, erano fondati. In sostanza l’ospedale avrà un pronto soccorso (molto dipendente da Lucca per i casi più gravi, infatti si prevede un’ambulanza sempre a disposizione per i trasferimenti), medicina, punto nascite e chirurgia solo in day surgery (interventi a bassa complessità) e ambulatoriale. L’ortopedia diventerà solo una sala gessi. Non ci sarà più pediatria, mentre per gli interventi più complessi di chirurgia e ortopedia ci si dovrà rivolgere a Lucca. Cardiologia viene menzionata brevemente all’interno dell’area medica. Confermata invece riabilitazione seppur ridimensionata come numero di posti letto. Oltre alla parte prettamente ospedaliera, per aumentare un po’ il numero di posti letto e servizi, sono stati considerati posti letto di cure intermedie e una casa della salute (ambulatori) all’interno dell’ospedale.

Totale posti letto per ricovero ordinario: 58 di cui 6 per il punto nascite. Più 6 posti letto per Day Hospital e Day Surgery e si arriva così a 64. Poi sono stati aggiunti 10 pl per riabilitazione e 6 di cure intermedie. Totale: 80. In sostanza si arriva a poco più di 1 PL/1000 abitanti, dimezzando i posti letto attuali. (L’ultimo dato di cui disponiamo parla di 69 a Castelnuovo e 92 a Barga).  L’obiettivo regionale è di 3,15 PL/1000 abitanti dove però si devono considerare anche i posti letto di lungodegenza (non ospedalieri). Facendo comunque un confronto, il nuovo ospedale di Lucca ha circa 2,4 PL/1000 abitanti.

Detto questo, a parte il punto nascite, la soluzione non si discosta dalla prima categoria di ospedale pensata dalla Regione Toscana (accordo Marroni-medici ospedalieri). Forse non è un caso che la relazione sia stata tenuta nel cassetto per mesi (la relazione nell’ultima pagina è datata 18 aprile, ben 3 mesi fa!) e sia stata annunciata solo dopo tale accordo. Anche stavolta infatti si è passati dai dati alle conclusioni, senza mostrare i calcoli fatti o comunque spiegarli. Dall’impostazione generale della relazione emerge inoltre come lo studio sia stato fatto sulla domanda di ricovero attuale (ricoveri complessivi dei cittadini della Valle del Serchio) e sullo stato di offerta dei 2 presidi (cosa si fa adesso a Barga e Castelnuovo), più che su un’eventuale nuovo ospedale (e questo è ancora più negativo se si pensa alla imminente riorganizzazione). La relazione è purtroppo da prendere come l’idea di offerta sanitaria che ha pensato la Regione Toscana di Enrico Rossi per la Valle del Serchio dei prossimi anni. Vista poi la vicinanza alle linee guida dell’accordo Marroni-medici ospedalieri, è molto probabile che sia la stessa idea che la Regione ha per tutte le zone cosiddette periferiche, nel nostro caso si è sfruttato il progetto ospedale unico per proporla in anteprima.

L’unico fatto positivo della giornata, una novità, è stata la compattezza dei sindaci. Hanno chiesto informazioni e fatto osservazioni pertinenti all’Assessore e ai “tecnici”, ma la Regione dal canto suo non ha risposto quasi a niente.

Le Case della Salute non sostituiranno i piccoli ospedali

Come si evinceva dalla diretta streaming della riunione di Giunta Regionale di lunedì 6 maggio, a ribadirlo con forza sulla stampa è direttamente l’Assessore al Diritto alla Saluta Luigi Marroni.

“Su questo voglio essere chiaro, perché non vi siano dubbi o fraintendimenti, per oggi e per il futuro. La giunta e io in persona non abbiamo pensato l’iniziativa delle Case della Salute come un’operazione che porti alla chiusura di questi ospedali (piccoli ospedali, ndr). Stiamo parlando di risorse aggiuntive ad attività che si affiancano, nello stesso stabilimento, a quelle ospedaliere presenti, in rapporto alla sicurezza dei pazienti e al volume delle prestazioni”.

Bene, lo mettiamo agli atti, tenendo però conto che dei 9 piccoli ospedali toscani che saranno anche sedi di Case della Salute, solo quello della Valle del Serchio è attualmente diviso tra 2 plessi ed è prossimo a una riorganizzazione di cui ancora non si sa niente di ufficiale.

Articolo completo de “Il Tirreno” qui:
http://rassegnastampa.usl11.toscana.it/Asl11EmpoliRassegnaStampa/PDF/2013/2013-05-10/2013051024606547.pdf