CREST – Che succede se un bimbo sta male alle 20:01?

E’ di pochi giorni fa l’episodio, a lieto fine, del bambino arrivato all’ospedale di Volterra in gravi condizioni, stabilizzato e trasportato al Meyer in elicottero, in un orario in cui era presente il pediatra, come accade solo fino alle 20 dei giorni feriali. Una questione che il sindaco Marco Buselli ha sollevato anche sulla pagina facebook del governatore Enrico Rossi, senza ottenere una risposta al quesito “Che succede se un bimbo sta male alle 20:01?” (vedi link). Oggi, la lettera del primo cittadino al difensore civico della Regione Toscana per tenere alta l’attenzione sulla richiesta di ripristino della reperibilità pediatrica sul territorio nei notturni e nei festivi. Anche il Crest, che riunisce la Rete di Comitati e di Movimenti Toscani, interviene sulla vicenda.

Quando un “grande” tiene la piccola mano di un bambino e la racchiude tutta, sente la stretta fiduciosa di chi si affida ad un adulto che potrà proteggerlo. Cosa accade quando quella stretta si allenta e la mano del bambino non trova nessuno ad accoglierla? Ciò che non dovrebbe accadere, accade: un patto generazionale si spezza. Il CREST ha scelto come logo due bambini che vivono nelle zone marginali della regione e non sorridono più, perché la politica socio-sanitaria della Regione Toscana ha lasciato la loro mano. Siamo rimasti perplessi nel leggere la risposta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in merito alla mancata reperibilità del pediatra all’ospedale di Volterra sollevata dal Sindaco Buselli qualche giorno fa. “NON ci sarebbero davvero GIUSTIFICAZIONI, se dovesse ACCADERE qualcosa che il SISTEMA non ha voluto, o saputo,PREVEDERE”. Questo scrive il primo cittadino di Volterra in uno scambio di post su FaceBook con il presidente Rossi dopo il caso di un bimbo piccolo arrivato al Pronto Soccorso di Volterra 
in stato di incoscienza. Il bambino è stato stabilizzato, intubato e poi trasportato con l’elicottero al Meyer. Erano le 18, quando il pediatra è ancora presente in ospedale. Dalle 20 il Day Service pediatrico è chiuso ed il pediatra non è neppure reperibile. A Volterra, come in molte altre zone della Toscana (Orbetello, Montagna Pistoiese, Lunigiana…) i genitori non troveranno un pediatra nei notturni e nei festivi per curare i loro bambini. Il CREST ha sollevato il problema al momento della discussione del Piano Socio Sanitario Integrato regionale approvato a novembre, ma la politica di maggioranza si è dimostrata assolutamente insensibile. La questione è stata presa a cuore anche dal Garante della Regione Toscana per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ed anche in quel caso è rimasta inascoltata. In sanità si taglia e si “razionalizza” ed i primi a soffrirne in Toscana sono stati proprio i bambini e le donne. I reparti di pediatria sono stati accentrati nei capoluoghi lasciando che l’assistenza pediatrica diventasse a macchia di leopardo sul territorio. I Punti Nascita sono stati chiusi e non si è previsto alcun tipo di assistenza alternativa. Bambini e donne di serie B, che evidentemente non hanno lo stesso diritto alle cure di chi vive in città. Quanto costerà mai al sistema sanitario toscano, che investe in sanità il 70% delle proprie risorse, la reperibilità di un ginecologo o di un pediatra? Quanto vale la sicurezza e la vita di una persona? Si può risparmiare anche su questo? La nostra ministra Lorenzin sogna un ospedale e cure di “genere”, pensate per le donne. In molte aree della Toscana rurale, montana o insulare è un sogno anche l’essere curati e assistiti da chi è stato preparato per farlo e l’unica risposta che il nostro Presidente Rossi sa dare ad una richiesta di attenzione per un problema tanto delicato è un negare in grigio politichese. Evidentemente ha dimenticato cosa si sente a stringere la mano di un bambino. E con lui la sua Giunta ed i suoi consiglieri.

Link all’articolo di QuiNewsVolterra: http://www.quinewsvolterra.it/che-succede-se-un-bimbo-sta-male-alle-20-e-01.htm

Comunicato stampa del 16/01/13: ricominciamo a parlare dei servizi!

La Valle del Serchio è violentemente spaccata: alcuni primi cittadini difendono la localizzazione decisa dalla Conferenza dei Sindaci, altri invece attaccano questa scelta istituzionale e vorrebbero riaprire la discussione. Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio nota, con sconcerto, una lacuna incredibile in questo estenuante dibattito: al di là del luogo fisico dove costruire il nuovo ospedale, chi si occupa dei servizi ospedalieri che saranno offerti ai cittadini?

Dev’essere chiaro: evidentemente esclusa la possibilità “ospedaletto da 75 posti letto”, spauracchio ancora terroristicamente sbandierato da qualcuno, la vera scelta è tra l’ospedale proposto dalla commissione per Mologno e quello invece garantito e controfirmato dalla Regione Toscana nero su bianco solo pochi mesi fa. Tra i due, l’ospedale di maggior livello è in modo indiscutibile quello già ottenuto dalla Regione: per questo risulta davvero incomprensibile l’atteggiamento accondiscendente dei sindaci di Barga, Molazzana, Coreglia, Fabbriche di Vallico, Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano verso chi ha controproposto una scelta al ribasso, pur localizzata a Mologno. Non è vero quanto vanno dicendo, che qui sarebbero difesi o addirittura aumentati i servizi attualmente erogati: nella recente proposta della commissione per Mologno, rispetto agli accordi precedenti vengono perduti Cardiologia, Chirurgia d’urgenza, Pediatria, Servizi di diagnostica in loco e Centro Trasfusionale. Sono davvero sgradevoli giochetti e omissioni di questo tipo, su temi di tale importanza.

Ma c’è un altro, fondamentale motivo per difendere l’ospedale migliore, previsto nel Protocollo d’intesa firmato con la Regione: il futuro dei servizi oggi esistenti a Barga e Castelnuovo. Riportiamo testualmente quanto detto dal Direttore Asl D’Urso a Novembre, durante un consiglio comunale straordinario convocato a Castelnuovo in ragione di un paventato ridimensionamento del servizio di Cardiologia: “Tagli ai servizi attuali? Non avrebbe senso tagliarli nel momento in cui andiamo verso l’ospedale unico della Valle del Serchio!  E’ chiaro che se andiamo verso ospedale unico parliamo di un ospedale che ha un Pronto Soccorso, che ha cardiologi, anestesisti, ginecologi, chirurghi, così come previsto dal documento approvato che dice questo ospedale che caratteristiche deve avere: sarebbe anacronistico mettere in discussione l’assetto delle specialità nel momento in cui abbiamo pensato di metterle in un nuovo ospedale.” Il direttore è stato chiaro, i servizi che saranno presenti nel nuovo ospedale non si toccano, rimangono garantiti proprio per questo: ma quelli che non prevederemo nell’ospedale unico?

Il Protocollo d’intesa con la Regione, come si è appena visto, ha già difeso il nostro ospedale meno di due mesi fa; se passasse la linea capeggiata dal sindaco Bonini, invece, il rischio concreto sarebbe perdere ben presto i citati servizi di Cardiologia, Chirurgia d’urgenza, Pediatria, Diagnostica in loco e Centro Trasfusionale: con la nefasta lotta sulla localizzazione la Valle sta accettando, in alcuni casi di fatto sostenendo tagli drastici cui sarà impossibile rimediare in futuro. Sindaci, difendete il Protocollo d’Intesa e l’ospedale davvero completo che avevate ottenuto: la lotta per il futuro è già la lotta per l’esistente.