Comunicato del 21 marzo 2014 sulla partecipazione a “Speciale TG1″ e l’ultima conferenza zonale

Domenica 23 Marzo, alle ore 23.15, andrà in onda su RaiUno una puntata molto importante di Speciale TG1, settimanale di informazione. All’interno della trasmissione, dedicata al delicato tema della Sanità nazionale, andrà in onda un servizio dedicato proprio all’ospedale della Valle del Serchio.

La redazione del TG1 ha infatti scelto la nostra zona come caso simbolo tra i piccoli ospedali a rischio, in una Regione come la Toscana che sta vivendo un momento di grande scontro politico sulla gestione dell’assistenza sanitaria: contattato direttamente dalla redazione, il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio ha accompagnato i giornalisti nell’analisi e nel racconto della difficile situazione che stiamo vivendo. Un’occasione decisiva per accendere i riflettori su una vicenda che presenta davvero molti lati da chiarire, primo tra tutti l’immobilismo assoluto, incomprensibile, di quel presidente Enrico Rossi che aveva sempre fatto della capacità e della forza di decidere la propria bandiera.

Immobile il presidente, incapace di portare avanti i propri progetti, ma scarsa in questi mesi anche la dinamicità dei nostri amministratori a livello locale fino all’ultima Conferenza dei sindaci zonale che, passata molto sottovoce, potrà invece rivestire in futuro un ruolo fondamentale: molti e pesanti gli impegni presi in quella sede dal direttore della Asl Antonio D’Urso. Rispondendo a domande molto puntuali arrivategli da alcuni sindaci, il direttore ha messo alcuni paletti decisivi: “Gli studi Nuti e Vannucci erano finalizzati ad un eventuale ridisegno della struttura, ma io sono partito da un altro presupposto; per me in Valle resta fermo l’assetto attuale delle attività, quello della programmazione aziendale e del noto Protocollo di intesa tra Conferenza dei sindaci, Asl e Regione del 2012. Non ci saranno derubricazioni delle attività chirurgiche, perché le 13 sale operatorie a Lucca non le metto in funzione attraendo cittadini dalla Valle; pure i 30 posti letto di riabilitazione che stanno a Barga non c’è motivo di spostarli”.

Il comitato, pur consapevole del fatto che è a Firenze che si decidono le sorti dei territori, spera che queste nettissime parole del Direttore Asl possano armare i sindaci della Valle nella difesa di quei servizi così fortemente minacciati in un futuro ormai prossimo.

Conferenza stampa servizi territoriali ASL 2 martedì 17/03/14

Dall’articolo pubblicato oggi su “La Gazzetta del Serchio” link:

Si terrà domani alle ore 12.30 nella sede della Asl 2 di Lucca  a Monte San Quirico la conferenza stampa sul potenziamento dei servizi sanitari territoriali di Lucca e Valle del Serchio.

Parteciperanno l’assessore regionale al diritto alla salute Luigi Marroni, il presidente della quarta commissione regionale sanità Marco Remaschi, il presidente della Conferenza dei sindaci della Asl 2 di Lucca Giorgio Del Ghingaro, il direttore generale della Asl 2 Antonio D’Urso, il direttore sanitario aziendale Joseph Polimeni, il responsabile di Zona Distretto della Zona Piana di Lucca Luigi Rossi, la responsabile di Zona Distretto della Zona Valle del Serchio Michela Maielli, il direttore del presidio ospedaliero della Valle del Serchio Romana Lombardi.

Intervista al direttore D’Urso sul nuovo ospedale di Lucca e sull’ospedale unico della Valle del Serchio

Oggi, 2 ottobre 2013, è stata pubblicata sulla Gazzetta di Lucca un’intervista al direttore generale della ASL D’Urso. I temi trattati sono il nuovo ospedale S. Luca, il futuro ospedale della Valle del Serchio e la riorganizzazione dei servizi.

Queste sono le domande relative alla Valle del Serchio:

Ospedale unico della Valle. Mologno o Piano Pieve? La conferenza dei sindaci ha votato a febbraio per Piano Pieve. Lei cosa ne pensa?

Solo ai sindaci spetta indicare la sede e lo hanno già fatto. Io posso dire che l’ospedale unico è una scelta obbligatoria per la Valle del Serchio perché i due stabilimenti, di Barga e Castelnuovo, fanno fatica, da soli, a garantire adeguatezza.

Ma cosa ce ne facciamo di un ospedale da 80 posti letto, quale sarà quello di Piano Pieve?

I sindaci hanno firmato nel 2011 l’accordo che prevedeva 120 posti, indipendentemente dalla localizzazione. Poi la Conferenza ha avviato un confronto dal quale sono emersi i due siti e si è deciso per Piano Pieve. L’assessore regionale Marroni ha fatto studiare la tipologia di ospedale e ne è emerso quello da 80 posti. Questo perché l’ospedale è agganciato al territorio e influenzato dalla localizzazione. Da nessuna parte sta scritto, ad esempio, che quello di Mologno andrebbe ad ospitare 120 posti letto. Lei fa riferimento allo studio di Andrea Vannucci di Ars che ha fatto un’identificazione sulla base di una valutazione tecnica. E’ chiaro che più un ospedale è a sud, più si tenta di raccogliere la mobilità passiva, ma per recuperarla servono i professionisti, non basta costruire una struttura. Il problema deve riguardare le attività che la nuova struttura ospiterà, non il numero dei posti letto.

Visto che non ci sono soldi, non sarebbe stato forse meglio potenziare i due ospedali esistenti di Barga e Castelnuovo?

Assolutamente no, perché hanno vincoli architettonici e strutturali, oltre al fatto che due ospedali come entità autonome vicine non hanno significato. L’ospedale unico è un’opportunità.

L’opera pubblica costerà 50 milioni. Ce la fa la Regione?

L’assessore dice che la Regione avrebbe fatto il possibile, lo ha detto ad agosto, alla scorsa conferenza dei sindaci.  

Quando è previsto l’inizio dei lavori?

L’assessore lo dirà alla prossima conferenza dei sindaci, perché si aspetta ancora il loro parere sugli 80 posti letto.

Quindi nel tempo di attesa di costruzione del nuovo ospedale cosa si fa? Si spendono altri soldi per adeguare le strutture esistenti?

Si, io ho proposto di unificare le attività ospedaliere in uno dei due padiglioni. Una soluzione che ho presentato ad agosto indipendentemente dalla sede. I servizi sono gli stessi, quindi la qualità e la quantità sono assicurate, diversi invece sono i costi.

Quali sono questi costi?

Uno 2,9 milioni, l’altro 5,2 milioni. Vorrei però che la scelta fosse fatta non sui costi, ma sul progetto.

Una cifra consistente, per essere destinata a una fase transitoria…

Non c’è alternativa. Ci troviamo in una situazione che è divenuta insostenibile. Abbiamo l’ostetricia da una parte senza soccorso, funzione che invece abbiamo nell’altro nosocomio. Questo vuol dire che le donne che partoriscono a Barga devono prima passare da Castelnuovo… Se i tempi di costruzione del nuovo ospedale dovessero richiedere tempi più lunghi, non possiamo fare affidamento su una macchina inefficiente e vecchia come quella attuale. La scelta del presidio unico è vincente.

Qui invece potete leggere l’articolo completo: http://www.lagazzettadilucca.it/l-intersvista/2013/10/sogno-o-son-d-urso/

da “La Nazione” del 24/01/13: Punto nascite “Va tutelato a prescindere dal nosocomio”

Il Direttore D’Urso conferma le parole dette a Barga sulla difesa del punto nascite in Valle del Serchio.

SANITA’ PARLA D’URSO
Punto nascite: «Va tutelato a prescindere dal nosocomio»
IL DIRETTORE dell’ Asl 2 di Lucca, Antonio D’Urso, si impegna a difendere il punto nascite nella Valle indipendentemente da dove verrà costruito l’ospedale unico. «I livelli di assistenza rivolti alla tutela della gravidanza e del parto – afferma il direttore – devono essere assicurati soprattutto in una zona così particolare come quella della Garfagnana e della Mediavalle. lo farò di tutto per mantenere un punto nascita in Valle del Serchio che sia in grado di assicurare qualità e sicurezza alle donne che ad esso si rivolgono. Mi rendo conto che dal prossimo anno la soglia minima per il funzionamento di un punto nascita è 1000 parti/anno e che ora a Barga ne abbiamo circa 500: ma non mi pare che il problema sia il rispetto di un numero, bensì un problema di sicurezza- continua -.
Requisito che ritengo possa essere garantito da un’adeguata rotazione dei professionisti dell’Azienda che presteranno servizio sia nel punto nascita di Lucca sia in quello della Valle del Serchio, che in questo modo potranno confrontarsi con un numero di casi sempre maggiore. Avere la disponibilità dei professionisti a muoversi all’interno dell’ Azienda è fondamentale, al di là che l’ospedale unico della Valle si faccia qui o lì». F.S.

La Nazione 24/01/13: Punto nascite va tutelato a prescindere dal nosocomio

Video dell’Assemblea a Barga del 21/01/2013

Primo intervento del direttore della ASL D’Urso

Il primo intervento riguarda 2 argomenti: l’ospedale unico nuovo e la riorganizzazione attuale (dal minuto 6:00 nel video).

Sul primo punto il direttore parla delle competenze dei professionisti che indirizzano le scelte dei pazienti, della necessaria rotazione del personale per aumentarle e raggiungere gli standard di expertise. In particolare fa l’esempio del punto nascite per cui la Regione Toscana ha previsto l’obiettivo di 1000 parti/anno per il 2014 (vedi delibera 1235, allegati A e B, sub-obiettivo 3.4, in linea con l’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010), obiettivo per noi raggiungibile solo facendo ruotare il personale con Lucca, perché a Barga siamo attualmente a 500 parti/anno.

Sulla riorganizzazione il tema alla base di tutto è il minore trasferimento di fondi statali  alle Regioni e quindi alle singole ASL. Questa situazione impone una forte attenzione agli sprechi. Nel nostro caso c’è necessità di non avere duplicazioni di sale operatorie e relativi anestesisti: pronto soccorso, chirurgia e ostetricia dovranno essere raggruppate in unico plesso fisico. Non ci saranno riduzioni di attività attualmente svolte nel presidio Valle del Serchio e non si sposteranno dai plessi attuali i servizi ambulatoriali e di diagnostica, si parla solo di spostare i servizi ospedalieri relativi alle degenze (ricoveri, posti letto). Al momento però non c’è ancora nulla, il Direttore inoltre parla di tentativo e non di obiettivo, e non questa l’unica cosa a cui la ASL sta lavorando. In ogni caso presenterà il piano di fattibilità alla Conferenza dei Sindaci ed insieme a loro deciderà come procedere.

Intervento del Comitato

Ribadendo le posizioni espresse in tutti gli ultimi comunicati, il Comitato prova a portare concretamente la discussione sui servizi messi in pericolo dalla relazione sanitaria. E’ infatti molto facile per chiunque legga la relazione,  la relativa Bozza Balduzzi su cui è basata e conosca la situazione attuale dei servizi presenti in Valle del Serchio notare i rischi che si prefigurano. In particolare anche per la proposta migliore della relazione sanitaria, quella per Mologno, risultano evidenti le mancanze di Cardiologia e Pediatria con in più il vincolo normativo del bacino di utenza minimo di 80000 utenti (20000 in più dei residenti in Valle del Serchio). Ad una rigida applicazione della Bozza Balduzzi inoltre servirebbero addirittura 100000 utenti (40000 esterni alla Valle del Serchio) per mantenere i servizi di chirurgia generale e ortopedia. Per questo motivo il Comitato continua a chiedere ai sindaci di difendere il piano di fattibilità per il nuovo ospedale firmato da Regione ed ASL, perché, anche qui basta leggerlo, offre certamente più servizi della migliore proposta della commissione e permette di conservare gli attuali standard presenti in Valle del Serchio anche per il futuro. A fine intervento il sindaco Bonini replica al Comitato, ma poi impedisce qualunque risposta perché non è un dibattito. Facciamo comunque notare che in 3 ore di Assemblea nessun’altro ha parlato del pericolo di soppressione dei servizi citati di Cardiologia, Pediatria, etc… o ci ha smentito, del resto sono osservazioni basate sui documenti scritti, a partire dalla relazione sanitaria.

Non di poco conto in tutta questa discussione infuocata, è che il vincolo normativo su cui si basa la relazione è la Bozza Balduzzi sugli standard ospedalieri (decreto attuativo della spending review), attualmente non in vigore e ferma in Conferenza Stato-Regioni. Per diventare legge, l’accordo con le Regioni è fondamentale e,  come si apprende dagli articoli di stampa, le Regioni attualmente non intendono firmare alcun accordo senza una ridiscussione dei tagli statali alla sanità pubblica. Il quadro normativo, anche in relazione al conflitto di competenze sulla sanità tra Stato e Regioni, non è per niente chiaro.

Secondo intervento del direttore della ASL D’Urso

Nel suo secondo intervento il Direttore Generale della ASL D’Urso risponde al Comitato sulle dimensioni del nuovo ospedale di Lucca rispetto a Campo di Marte. Il San Luca sarà poco più grande come posti letto (410 contro i 400 di Campo di Marte) con un numero quasi raddoppiato di sale operatorie (13 contro 8 di Campo di Marte). Risponde inoltre anche sul punto nascite dicendo che lotterà per avere un punto nascite per la Garfagnana e la MediaValle perché, prendendo il caso di Minucciano, la distanza con Lucca sarebbe pericolosa sia per mamma che bambino. Precisa poi che non c’è stato alcun taglio di personale nel 2012 e ricorda che la decisione sull’accorpamento Barga-Castelnuovo sarà presa insieme ai sindaci.