Sanità in aree disagiate. Nasce il Coordinamento italiano Cisadep

Sabato è nato a Firenze un coordinamento nazionale di comitati per il diritto alla salute nelle aree periferiche. Ne fa parte anche il Comitato “Per la sanità nella Valle del Serchio”. Di seguito il primo comunicato (da QuotidianoSanità), questa invece è la pagina Facebook e questa la mail cisadep@gmail.com.

Sabato 5 novembre a Firenze, presso la Sala della Compagna delle Stimmate, in Piazza San Lorenzo, si è tenuta l’assemblea costitutiva del Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, “CISADEP”, con l’adesione ufficiale di 26 soci, corrispondenti a comitati di aree disagiate e periferiche d’Italia del Piemonte, dell’Emilia Romagna, della Toscana, delle Marche, del Lazio, dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Sicilia e della Sardegna.

“Il Coordinamento – spiega la Presidente del Coordinamento Emanuela Cioni - è sorto dalla esigenza comune di tutelare il Diritto alla Salute nelle Aree Disagiate, Insulari e Periferiche d’Italia, a fronte di una preoccupante deriva economicistica in sanità che sta riducendo l’erogazione dei servizi sanitari ad una pura logica di mercato, profitto, business, numeri e equilibri di bilancio, che hanno perso di vista la cura alla persona e ridotto ad una questione puramente economica l’erogazione anche dei servizi essenziali di emergenza/urgenza, punti nascita, assistenza ospedaliera, a scapito della sicurezza, dell’efficienza, dell’efficacia della cura, del benchmark e delle best practice sanitarie per le persone viventi in queste aree svantaggiate del paese, senza adottare correttivi efficaci nella programmazione sanitaria e perdendo di vista la “mission” essenziale dell’assistenza sanitaria che è assicurare il Diritto alla Salute come nel resto d’Italia a questi cittadini”.

“Il Coordinamento – evidenzia – non vuole essere un semplice strumento di protesta, ma farsi promotore di proposte concrete che cambino queste visioni e queste mentalità, a volte anche filosofiche, e spingere verso una visione sanitaria che ponga al centro il cittadino e la tutela della sua salute, facendosi interprete presso il Ministero della Salute e dell’Economia, il Governo, il Parlamento, la Conferenza Stato Regioni e le singole Regioni di proposte concrete e azioni decise che facciano pienamente prendere in considerazione la realtà delle zone disagiate e periferiche e producano aggiustamenti e ripensamenti efficaci, efficienti e sostenibili della programmazione sanitaria, della presenza dei servizi di emergenza/urgenza, ospedalieri, relativi ai percorsi nascita, nonché territoriali che garantiscano non solo la garanzia del poter continuare a vivere con sicurezza in queste aree senza sperimentare ulteriori condizioni di disagio, di abbandono ed emarginazione, e abbiano come principio la sola sostenibilità economica, ma in primis la piena adeguatezza, sicurezza, correttezza, completezza ed efficacia sanitaria, cioè siano “veri” ed “efficienti” servizi sanitari pubblici e non imitazioni rabberciate e pericolose come purtroppo oggi si sperimenta in molte Regioni d’Italia”.

Altro obiettivo del Coordinamento “sarà quello di aiutare e sostenere i soci aderenti nelle loro azioni locali, e in futuro di svolgere una funzioni di controllo sull’impiego delle risorse in Sanità per verificarne l’effettivo uso per la tutela del Diritto alla Salute”.

Nella Piattaforma Programmatica, firmata e sottoscritta, il Coordinamento ha individuato la sua prima azione fondamentale nella richiesta di chiarificazione e precisazione dei punti oscuri del Decreto n. 70/2015 sulle Aree Particolarmente Disagiate e sui servizi che in esse devono essere garantiti in materia di emergenza /urgenza, pronto soccorso, punti nascite o servizi sostitutivi (chiedendo una vera applicazione a questi casi obbligatoria del Decreto Lorenzin dell’11 novembre 2015), sulla presenza di Lungodegenza e Riabilitazione, sui Punti di Primo Intervento, sui servizi Pediatrici e territoriali, affermando l’idea e il concetto della rotazione del personale dal centro HUB di riferimento, che garantisce l’alta professionalità, l’aggiornamento degli operatori e la qualità dell’assistenza, si richiede di introdurre nella programmazione sanitaria il concetto di Area Periferica e di riconsiderare i servizi sanitari tenendo conto di questa tipologia intermedia secondo la linea già ipotizzata dall’allora ministro Fabrizio Barca in materia, l’introduzione della Conferenza dei Sindaci di Area Disagiata, nonché di tener presente le condizioni socioeconomiche dei singoli territori e ripensare l’istituto dell’intramoenia.

Il Coordinamento ha voluto infine “esprimere la sua piena, affettuosa e convinta vicinanza a tutti gli abitanti delle zone terremotate e presto una delegazione dei comitati si recherà in queste arre sconvolte dal sisma e in quella occasione i soci vogliono assicurarsi che gli ospedali che ad oggi sono stati sfollati vengano ricostruiti con tutti criteri di antisismicità: in modo particolare, in questa occasione, come già approvato nella piattaforma, chiedere con forza che nelle aree sismiche e che hanno subito terremoti nell’ultimo secolo non sia prevista la riconversione degli Ospedali oltre lo standard minimo di Ospedale di Area Particolarmente Disagiata.

Presidente e del Consiglio Direttivo del Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, “CISADEP”:

Presidente:Emanuela Cioni

Consiglieri:
Eva Giuliani (Vicepresidente)
Francesco Martino (Segretario E Tesoriere)
Flavio Ceccarelli (Vice Segretario)
Enrica Sciullo
Graziella Marchesi ( Delegata Regionale Piemonte)
Valerio Bobini (Delegato Regionale Toscana)
Lazzari Agnese (Delegata Regionale Emilia Romagna)
Bartoli Marco (Delegato Regionale Marche)
Desideri Renato (Delegato Regionale Lazio)
Giovanni Francione (Delegato Regionale Campania)
Teresa De Santo (Delegata Regionale Basilicata)
Francesco La Rosa (Delegato Regionale Sicilia)
Lidia Todde (Delegata Regionale Sardegna)

Il Molise è già rappresentato in Consiglio da 2 consiglieri nazionali, mentre i Comitati Abruzzesi, iscritti e non presenti, eleggeranno quanto prima, alla presenza del Segretario Nazionale, il loro rappresentante in seno all’organismo.

Comunicato del 30/11/15 sulle promesse dell’assessore Saccardi e la mancanza di finanziamenti

Era l’8 Ottobre scorso quando l’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi, incontrando i sindaci della Valle a Castelnuovo, chiarì con grande orgoglio che la nostra zona non era affatto abbandonata: la Regione intendeva impegnarsi con forza per salvaguardare i servizi esistenti, tanto che, così fu annunciato, nel giro di 20 giorni si sarebbe svolto un altro incontro tra le parti per “raccogliere le necessità del territorio e fare un programma di interventi”. Siamo ormai a Dicembre, e di tale impegno non si è avuta purtroppo notizia: il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio chiede quindi all’assessore, e ai propri primi cittadini, a che punto siamo di un lavoro così importante e che appare già in tremendo ritardo rispetto ai tempi stabiliti.

In questo preoccupante, desolato quadro, si inserisce l’assoluta mancanza di certezza sui due principali interventi che i sindaci e la popolazione chiedono alla Regione: la messa in sicurezza del blocco operatorio a Castelnuovo e del punto nascita a Barga. Per quanto riguarda le sale operatorie del Santa Croce, la Saccardi nell’incontro coi sindaci si limitò a “prendere atto” della richiesta avanzatale dai primi cittadini, senza prendersi nessun impegno al riguardo: del resto, nel programma triennale dei lavori pubblici della Asl 2 di Lucca risultano ancora mancanti ben 2 milioni di euro necessari per l’intervento, mentre il vicecommisario Polimeni si è rifiutato a più riprese di inviare ai sindaci, che l’avevano richiesta, la relazione sanitaria nella quale è indicata la destinazione futura delle sale operatorie e la loro organizzazione. In questa nebbia minacciosa, non basta a rasserenare gli animi l’annuncio da parte del sindaco Tagliasacchi di un piano di fattibilità di cui peraltro non si conosce il contenuto: il futuro dei reparti di chirurgia e ortopedia della Valle del Serchio rimane, quindi, assolutamente incerto.

La situazione è apparentemente migliore per il punto nascita del San Francesco, stando almeno alle parole ufficiali della politica: l’assessore Saccardi ha confermato la volontà di portare avanti il progetto senza esitazioni, e del resto la stessa Asl ha nel recente passato approvato una serie di atti ufficiali che dovrebbero dare ampie garanzie; purtroppo, però, non si può mettere la parola fine alla vicenda perché manca, come troppo spesso accade, il finanziamento. Quegli 800.000 euro necessari hanno alle spalle una storia molto travagliata: prima oggetto di uno specifico accordo di programma Stato-Regioni nel 2009, sono andati e venuti più volte dalle carte regionali, e risultano attualmente bloccati. Non a caso, a distanza di anni dallo stanziamento originario, il sindaco Bonini può in questi giorni parlare soltanto di finanziamento “in arrivo”, espressione che per quanto rassicurante non basta a rappresentare una garanzia piena.

Questione di soldi, quindi, di risorse economiche che costituiscono il vero banco di prova delle volontà politiche di Enrico Rossi e della sua giunta: finché non saranno messi nero su bianco gli investimenti in Valle del Serchio, quelle della Saccardi rimarranno parole vuote in una zona che continuerà a sentirsi, purtroppo, davvero abbandonata a se stessa.

Comunicato del 18 ottobre sull’incontro con l’assessore Saccardi e la fase finale di raccolta firme contro la Legge 28

La scorsa settimana gli amministratori della Valle hanno incontrato l’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi: la riunione si è purtroppo svolta a porte chiuse, ma al termine dell’incontro è stato possibile per i cittadini avere un breve scambio di battute con l’assessore.

Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio ha chiesto alla Saccardi rassicurazioni rispetto a quanto Enrico Rossi, per bocca della dottoressa Sabina Nuti, prospettò tempo fa per il nostro presidio: un drammatico ridimensionamento, con trasformazione dell’ospedale in un “PIOT – Presidio Integrato Ospedale Territorio”, cancellazione di moltissimi reparti e drastica riduzione dei posti letto. A questa preoccupazione, la Saccardi ha risposto in modo sprezzante: “In che ruolo si è espressa la Sabina Nuti? Non mi pare faccia l’assessore, che governi la Regione. Cosa è stato detto non mi interessa, oggi noi siamo qua a fare un ragionamento diverso: sono passati anni, le condizioni sono diverse, le norme sono diverse, le proiezioni e i bisogni sono in parte diversi. Oggi abbiamo detto: lavoriamo su quello che c’è andando a rinforzare quello che deve essere rinforzato.”
Parole, quelle della Saccardi, in aperto contrasto con quanto il presidente Rossi e la sua precedente giunta avevano minacciato in un passato recentissimo; in un contesto in cui la montagna toscana, nelle altre province, è stata massacrata, il comitato si chiede quanto sia attendibile questa brusca inversione di marcia. Vale la pena fidarsi, abbandonarsi a questa nuova primavera annunciata da un assessore che sostiene e difende una legge regionale che sottopone l’intera programmazione sanitaria regionale a tre mega-direttori nominati da Enrico Rossi? Una legge che manda a casa senza reintegro circa 2000 operatori sanitari? Una legge che annulla il principio di rappresentanza dei territori, ammutolendo di fatto ogni sindaco che volesse dire la sua riguardo alla salute dei propri concittadini?

La legge in questione, frutto del disegno autoritario del binomio Saccardi-Rossi, è la tristemente nota LR28/2015: per abrogarla si stanno raccogliendo firme in tutta la Toscana, e anche in Valle del Serchio è ancora possibile firmare a sostegno del referendum. Per informazioni su sedi e orari degli uffici, www.sanitavalledelserchio.it o 3289066485.

Comunicato del 15 settembre su Legge 28 e bilancio di previsione ASL

Com’è noto, la legge regionale 28/2015 ha unificato in un solo, pachidermico agglomerato le precedenti Asl di Livorno, Pisa, Lucca, Viareggio e Massa, creando un mostro amministrativo nel quale le comunità locali hanno perso ogni potere decisionale; i sessantamila abitanti della Valle valgono oggi il minuscolo 3% di un’area immensa che supererà il milione di residenti, governata da un vero e proprio podestà: il “Direttore della Programmazione” infatti, nominato direttamente da Enrico Rossi, avrà in mano un potere enorme sul nostro diritto alla Salute, senza efficaci bilanciamenti democratici

In questo contesto vanno letti gli attacchi al nostro ospedale: annientata la sanità in Lunigiana e nell’Appennino Pistoiese, in favore dei nuovi megaospedali di Massa e Pistoia, la Regione Toscana vuole mettere in ginocchio anche Garfagnana e Mediavalle. Dopo l’annunciata chiusura della nostra area chirurgica per come la conosciamo oggi, anche il punto nascita sembra essere ufficialmente sotto assedio: stando alle parole del Presidente della Conferenza Zonale dei sindaci, Marco Bonini, il reparto di ostetricia e ginecologia potrebbe essere a rischio “smantellamento”.

È questa un’ulteriore conferma delle intenzioni dichiarate a suo tempo da Enrico Rossi: chiudere il Presidio Ospedaliero Valle del Serchio per trasformarlo in un’altra struttura, di livello molto più basso, a carattere sostanzialmente territoriale. Freddi esecutori del disegno del presidente, i vari direttori nominati sul territorio, che ormai senza freni inibitori, né resistenza reale da parte dei sindaci, si abbandonano a una macabra danza sulle nostre teste; il direttore Polimeni è riuscito a scrivere, nella recente Previsione di Bilancio, che la Asl 2 di Lucca ha avuto nel 2015 più risorse e che quindi, per mantenere i servizi, “si impone la decisione di proseguire nella riorganizzazione [tagli, ndr] dei servizi in Valle”: si riducono le attività sanitarie non perché calano i soldi a disposizione, ma perché aumentano.

Di fronte a pericoli del genere, e a una sfrontatezza davvero insopportabile, i nostri sindaci continuano a confinare i loro deboli pigolii di protesta in riunioni segrete, chiuse al pubblico; per questo i cittadini della Valle e dell’intera Toscana si sono dati da soli una possibilità di riscatto: a opera del Crest (Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana) è stato depositato un quesito referendario per abolire proprio la famigerata legge 28/2015, lo strumento formale adottato da Enrico Rossi per realizzare il suo progetto autoritario. Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio, membro fondatore del Crest, è il responsabile di zona per la Valle; già molte associazioni e movimenti, politici e civili, hanno sposato questa battaglia di libertà, ma c’è bisogno che sempre più cittadini liberi di Garfagnana e Mediavalle partecipino in massa: prima, firmando a sostegno del referendum, poi votando “Sì” per abrogare una legge scandalosa come la LR28/2015 che, oltre a uccidere come detto le comunità locali, elimina qualcosa come 2.200 operatori sanitari, causando molteplici chiusure di reparti ospedalieri.

I moduli per la raccolta firme saranno presto disponibili in tutti i comuni della Valle: per informazioni, chiamare il 328-9066485 o visitare il sito.

Comunicato CREST sulla campagna per il referendum abrogativo della Legge Regionale 28

Con una conferenza stampa in Consiglio regionale, è partita venerdì 28 agosto la campagna referendaria per indire il referendum abrogativo della Legge Regionale 28/2015.

Giuseppe Ricci del Comitato per la Sanità Pubblica di Arezzo ha promosso l’idea e trovato subito appoggio nel CREST (rete di 14 comitati in tutta la Toscana) presieduto da Valerio Bobini. E’ nato così il Comitato Promotore Referendum Abrogativo Legge Regionale 28/2015 che vede comitati, associazioni, sindacati e forze politiche di tutta la Regione uniti nel difendere la sanità pubblica toscana. Presiede il Comitato il dott. Gavino Maciocco direttore della rivista www.saluteinternazionale.info .

Dopo la prima fase di verifica, con la consegna di 2.000 firme, il Referendum ormai è realtà e con la consegna dei moduli è partita la raccolta delle restanti 38.000 firme necessarie affinché i toscani possano entrare in cabina elettorale nella primavera del 2016 e decidere il futuro della Sanità regionale.

Sostengono il Referendum tutte le forze politiche dell’opposizione in Consiglio Regionale: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Sì Toscana a Sinistra che si sono impegnati a sensibilizzare i propri consiglieri comunali sui territori per raccogliere e autenticare le firme al fianco dei Comitati e delle Associazioni.

Questa campagna referendaria è un grande movimento dal basso e porta con sé la richiesta che la Sanità toscana torni a mettere al centro i cittadini, che non vogliono essere numeri.

La politica sanitaria della Regione Toscana negli ultimi anni, infatti, è stata quella di accorpare e accentrare i servizi nei capoluoghi, a scapito di chi vive nelle aree periferiche, montane ed insulari, senza peraltro riuscire a rispondere in modo adeguato al bisogno di cure.

Il taglio dei posti letto e la carenza di personale che la legge 28 aggraverà è alla base di ore e giorni di attesa nei pronto soccorso per un ricovero e di liste d’attesa per esami e visite specialistiche interminabili. Tutto questo mentre la medicina territoriale latita.

L’impoverimento del servizio pubblico spalanca le porte al privato (che riesce a rispondere in tempi più brevi) e al business delle polizze assicurative.

L’accorpamento delle ASL in tre aree vaste, così come concepito dalla legge 28 che il Comitato si prefigge di abrogare, ha creato tre strutture giganti, estremamente complesse e burocratizzate, poco trasparenti, sotto diretto controllo politico, con accentramento di potere decisionale ed una inevitabile lontananza dai bisogni reali dei territori, soprattutto quelli periferici, la cui voce si disperderà schiacciata da chi avrà numeri maggiori.

Quello che i promotori del Referendum chiedono è che tutti i cittadini toscani siano uguali, che non ci siano cittadini di serie A e di serie B a seconda della residenza o se possono o meno permettersi di rivolgersi al privato o pagarsi una polizza per curarsi.

Quello che chiediamo è una riflessione ed un confronto aperto con gli operatori, con i rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni locali e con l’opinione pubblica e la società civile per rispondere in modo efficiente al diritto alla salute equo ed universale sancito dall’art. 32 della Costituzione.

La Sanità deve tornare ai cittadini, deve tornare ai sindaci che hanno a cuore la salute pubblica, deve tornare ai medici e agli infermieri.

Questo Referendum è l’occasione per mandare un messaggio forte e chiaro alla Giunta Regionale: la Sanità è dei cittadini, non di una politica appiattita su interessi puramente economici.

Chiediamo ai toscani di appoggiare la nostra battaglia per indire il Referendum firmando presso i Comuni o ai banchetti di raccolta firme.

Comunicato del 18 giugno 2015: manifestazione a Lucca e ancora nuovi tagli annunciati

Sabato 20 Enrico Rossi sarà a Lucca per festeggiare il primo compleanno del nuovo ospedale San Luca: per esprimere il proprio dissenso verso l’infelice progetto di questa struttura, e soprattutto verso l’attuale gestione giudicata inefficiente ed iniqua, la “Rete dei comitati Sanità Lucchese”, il “comitato Lucca Est” e il “Coordinamento Toscano diritto alla Salute” hanno indetto una manifestazione popolare, un corteo di protesta lungo le vie del centro storico che inizierà alle 10 da Porta Santa Maria.

Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio aderisce alla protesta perché proprio dal San Luca, dalla sua progettazione elefantiaca e irrazionale, derivano i pesantissimi tagli già attuati, decisi o ipotizzati dalla Asl sul nostro presidio ospedaliero. Il nuovo ospedale lucchese, ad esempio, è dotato di un numero di sale operatorie doppio rispetto al Campo di Marte, e Regione Toscana e Asl hanno più volte dichiarato ufficialmente di voler tagliare l’area chirurgica della Valle per dirottare gran parte dei pazienti verso le sale in eccesso del San Luca: e questo è solo un caso particolare della strategia regionale globale, che anziché costruire una rete di strutture sanitarie sul territorio accentra nei grandi presidi il maggior numero possibile di attività, anche non complesse.

Sabato sarà, inoltre, un’ulteriore occasione per sensibilizzare i cittadini sul rischio complessivo cui le scelte di Enrico Rossi espongono la Valle: la Asl, cioè la Regione, ha già chiarito di voler chiudere nelle prossime settimane la RSA di Villetta, la dialisi di Castelnuovo e il DH oncologico di Barga, e di voler depotenziare l’area riabilitativa del San Francesco; sono già stati inoltre decisi i tagli, teoricamente soltanto estivi, di numerosissimi posti letto in medicina e soprattutto in chirurgia; nei giorni scorsi il direttore Polimeni si è addirittura spinto fino a provocazioni davvero pesanti: stando alle sue dichiarazioni, da Luglio saranno a rischio persino il servizio autonomo di cardiologia a Castelnuovo e il punto nascita di Barga, minacciati dal futuro commissario della nuova grande Asl in cui confluirà anche la Asl 2 di Lucca.

Proprio contro la legge regionale 28/2015 che scioglie le vecchie Asl in favore dei tre nuovi mostri amministrativi, in favore di un referendum che la spazzi via, il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio attiverà nelle prossime settimane una grande raccolta firme: sotto il coordinamento del CREST, sono già state depositate quelle necessarie all’inizio dell’iter istituzionale, e si prevede di andare al voto nel 2016. Tutti a Lucca sabato mattina, da Enrico Rossi, a difesa di una sanità pubblica efficiente ed efficace.

Comunicato del 6 giugno 2015: la ASL continua a tagliare di fronte all’immobilismo dei sindaci

La recente campagna elettorale ha fatto calare la consueta cappa di silenzio sui temi sanitari, ma il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio vuole rimettere al centro della discussione il futuro della nostra assistenza, facendo il punto della situazione. Ad aprile il direttore della Asl 2 di Lucca, Polimeni, è ospite della Conferenza zonale dei sindaci: invitato a spiegare dove troverà i molti milioni di euro che dovranno essere tagliati dal bilancio aziendale, risponde in modo pericolosamente oscuro, limitandosi peraltro a illustrare soltanto una parte dei sacrifici previsti. La settimana successiva, Edoardo Majno è nominato commissario dell’area vasta Nord-Ovest, il mostro amministrativo che sostituirà e ingloberà dai prossimi mesi tutte le Asl dalla Lunigiana a Piombino. Majno, già presidente del consorzio che ha gestito la costruzione dei noti e nefasti mega-ospedali toscani, incontra poi a fine maggio Polimeni, e pochi giorni dopo appare sulla stampa un’angosciante notizia: si parla della soppressione, ufficialmente temporanea, di 1 posto ogni 3 dell’area chirurgica del Santa Croce, e della sparizione di 5 posti letto dal reparto di medicina del San Francesco. Tagli fortissimi, che si sommeranno a quelli definitivi già decisi dall’Azienda a partire da giugno: chiusura della RSA di Villetta, riconversione di 10 posti letto di riabilitazione a Barga, accentramento del dipartimento di prevenzione in un unico sito di erogazione per l’intera Valle del Serchio, mentre avanzano i procedimenti necessari alla chiusura della dialisi di Castelnuovo e del DH oncologico di Barga.

In questa tempesta tremenda, dormono un sonno sereno e pesantissimo i primi cittadini della Valle del Serchio: presidente Bonini, vicepresidente Tagliasacchi, a quando una nuova convocazione della Conferenza dei Sindaci, aziendale o locale? Quella che prometteste ai cittadini due mesi fa, per ridiscutere con Polimeni dei drammatici tagli ormai in fase di attuazione? La Asl, con delibere e appalti, ha dato prova di procedere da sola, di decidere in modo autoritario riguardo alle soppressioni, agli accorpamenti, al razionamento dei servizi sanitari del nostro territorio, ignorandovi; la Regione Toscana già due anni fa mise nero su bianco l’intenzione di eliminare il Presidio Ospedaliero della Valle del Serchio per trasformarlo in una struttura di livello inferiore, e l’esperienza di territori vicini a noi testimonia la lucida fermezza di Rossi nel perseguire questo disegno di dolore. A tutti i sindaci della nostra zona chiediamo: quali azioni metterete in campo per difendere il nostro diritto alla salute? Nella nuova, gigantesca Asl, la Valle esprimerà un peso pari al 3% delle quote di voto, contro il 34% assegnato alla singola figura del direttore generale: cincischiare ancora, in questa fase così importante e drammatica, sarebbe una colpa storica.

Enrico Rossi ha deciso la chiusura dell’area chirurgica, giovedì la conferenza con il direttore Polimeni

Dalle recenti comunicazioni ufficiali della Asl 2 di Lucca, risulta con grande evidenza un dato: Enrico Rossi, presidente uscente della Regione Toscana e nuovamente candidato allo stesso ruolo, ha deciso di chiudere l’area chirurgica della Valle del Serchio. Mettendo insieme quello che emerge dal nuovo “Piano di investimenti” e dal “Programma triennale delle opere pubbliche 2015-2017” della Asl, e dai comunicati aziendali che ne hanno accompagnato la pubblicazione, si capisce con grande chiarezza che le attività chirurgiche previste nel futuro prossimo della Valle saranno, nella migliore delle ipotesi, quelle a minore complessità, mentre saranno eliminate quelle attività ortopediche e chirurgiche che richiedono anche una sola notte di ricovero: si parla infatti esplicitamente di realizzare tre sale operatorie “fortemente specializzate nella chirurgia a ciclo diurno”, che prevedano cioè soltanto interventi per i quali il paziente entra e esce dall’ospedale nel giro di alcune ore. Incredibilmente, la Asl propaganda come “potenziamento” questa che è invece la violenta chiusura di due reparti, chirurgia e ortopedia, che da decenni sono presenti in Valle con una qualità riconosciuta dai sistemi di valutazione nazionali e dallo stesso direttore Polimeni fino a pochi mesi fa. È questo il compimento del disegno di Enrico Rossi e della sua giunta regionale, che, in forza dei quattro nuovi e discussi mega-ospedali di Massa, Lucca, Pistoia e Prato, hanno deciso di soffocare i presidi ospedalieri di montagna: quanto è annunciato per la Valle del Serchio, è già successo in Lunigiana e nell’Appennino Pistoiese, immolati da Rossi sull’altare dei quattro nuovi presidi ospedalieri. Un destino già noto dall’estate 2013, quando la Regione commissionò alla direttrice dell’istituto Sant’Anna di Pisa uno studio che giustificasse a posteriori i tagli già decisi a tavolino per il nostro ospedale: ne uscì una relazione raffazzonata e confusa che, per tutti i pazienti da Pieve San Lorenzo a Valdottavo, prevedeva 58 posti letto e perdita di tutte le attività ortopediche e chirurgiche soggette a ricovero.

Questo scenario, così funereo, è comunque il migliore oggi immaginabile, perché lo sbandierato investimento per le nuove (e depotenziate) sale operatorie del presidio Valle del Serchio è comunque solo una chiacchiera vuota da parte della Asl e del direttore Polimeni: nel “Piano degli investimenti”, la Asl parla di questo progetto come di un “intervento sospeso”, per il quale manca completamente la copertura economica. Questa paradossale e avvilente situazione dell’area chirurgica emerge con forza, peraltro, proprio nelle settimane in cui la Asl ha confermato con durezza la chiusura della dialisi di Castelnuovo e del DH oncologico a Barga.

Il direttore Polimeni sarà chiamato a chiarire tutte queste questioni giovedì prossimo 23 Aprile, alle 15, in un’assemblea della Conferenza dei sindaci che si annuncia molto calda: nella sala riunioni dell’Unione dei Comuni, a Castelnuovo, illustrerà l’intera riorganizzazione dell’Azienda, chiarendo quale futuro immagina per l’assistenza ospedaliera e territoriale della nostra Valle. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare a questo incontro aperto al pubblico.

Comunicato del 04/04/15: necessario un quadro pubblico sulla futura assistenza in Valle

Si sono tenute, nella scorsa settimana, due Conferenze dei sindaci molto importanti: lunedì 23 quella aziendale, martedì 24 quella zonale. In entrambe le assemblee, è emerso con forza un dato molto significativo: è scoppiata la pace tra i nostri sindaci, accomunati adesso da una prospettiva che finalmente scavalca la triste cortina che a lungo ha diviso Garfagnana e Mediavalle.

Sembra si sia compreso, con qualche anno di ritardo, che non si annidano a Barga, Castelnuovo, Mologno o Piano Pieve i nostri problemi, ma nei centri di programmazione sanitaria: a Lucca, a livello di Asl, e a Firenze, per il quadro generale regionale. In questo clima sereno, forte si è levata una richiesta unitaria, ben espressa dalle parole del neo presidente e sindaco di Barga Bonini: “Si è parlato di ipotesi di chiusure o ridimensionamento di alcuni servizi, ma come sindaci non abbiamo detto di sì a niente, vogliamo che la riorganizzazione passi dalla conferenza: il direttore dovrebbe venire nell’articolazione zonale a illustrarcela, vogliamo un quadro complessivo”.

Il comitato Per la Sanità nella Valle del Serchio crede che un quadro davvero chiaro dovrà essere appeso ad una decisione a monte: l’unificazione dell’Ospedale Valle del Serchio in un unico plesso, vecchio o nuovo che sia, rimane un obiettivo, o si è definitivamente sposata l’idea di difendere l’attuale divisione dell’ospedale nei due stabilimenti? Nessun disegno dell’assistenza ospedaliera nella nostra zona potrà davvero essere attendibile finché questo fantasma continuerà ad aleggiare sulle nostre teste.

Eppure, è davvero il momento di esigere risposte sincere. Come spiegato dal direttore della Asl di Lucca ai primi cittadini, il taglio cui l’Asl 2 sarà soggetta dal 2015 sarà di 8,5 milioni di euro, e l’azienda dichiara di poterne recuperare una parte, 4 o 5, “con azioni di efficienza interna sulla spesa farmaceutica, sulle prescrizioni di esami, rimodulando alcune risorse umane”: a quando un quadro reale, pubblico, rispetto a queste strategie? Preoccupazioni ancora maggiori vengono pensando agli altri milioni di euro che rimangono comunque da trovare, in nessun caso meno di 3. Appaiono cifre enormi, se si pensa che con le famose proposte di unificazione dei due stabilimenti in un unico plesso l’azienda pensava di recuperare poco più di un milione: se davvero, come pare, sarà la Valle del Serchio a dover pagare il conto più grande, come si potrà mai colmare la differenza, se non tagliando brutalmente i servizi?

Le drammatiche chiusure del servizio di dialisi del Santa Croce e del Day Hospital oncologico del San Francesco, annunciate con sorprendente fermezza dal direttore, non sembrano determinare risparmi, né ingenti né minimi: che sia solo un test sulla sopportazione della popolazione, in vista della scure che il commissario della nuova maxi-Asl potrà calare su di noi a partire dal luglio prossimo?

CREST – Che succede se un bimbo sta male alle 20:01?

E’ di pochi giorni fa l’episodio, a lieto fine, del bambino arrivato all’ospedale di Volterra in gravi condizioni, stabilizzato e trasportato al Meyer in elicottero, in un orario in cui era presente il pediatra, come accade solo fino alle 20 dei giorni feriali. Una questione che il sindaco Marco Buselli ha sollevato anche sulla pagina facebook del governatore Enrico Rossi, senza ottenere una risposta al quesito “Che succede se un bimbo sta male alle 20:01?” (vedi link). Oggi, la lettera del primo cittadino al difensore civico della Regione Toscana per tenere alta l’attenzione sulla richiesta di ripristino della reperibilità pediatrica sul territorio nei notturni e nei festivi. Anche il Crest, che riunisce la Rete di Comitati e di Movimenti Toscani, interviene sulla vicenda.

Quando un “grande” tiene la piccola mano di un bambino e la racchiude tutta, sente la stretta fiduciosa di chi si affida ad un adulto che potrà proteggerlo. Cosa accade quando quella stretta si allenta e la mano del bambino non trova nessuno ad accoglierla? Ciò che non dovrebbe accadere, accade: un patto generazionale si spezza. Il CREST ha scelto come logo due bambini che vivono nelle zone marginali della regione e non sorridono più, perché la politica socio-sanitaria della Regione Toscana ha lasciato la loro mano. Siamo rimasti perplessi nel leggere la risposta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in merito alla mancata reperibilità del pediatra all’ospedale di Volterra sollevata dal Sindaco Buselli qualche giorno fa. “NON ci sarebbero davvero GIUSTIFICAZIONI, se dovesse ACCADERE qualcosa che il SISTEMA non ha voluto, o saputo,PREVEDERE”. Questo scrive il primo cittadino di Volterra in uno scambio di post su FaceBook con il presidente Rossi dopo il caso di un bimbo piccolo arrivato al Pronto Soccorso di Volterra 
in stato di incoscienza. Il bambino è stato stabilizzato, intubato e poi trasportato con l’elicottero al Meyer. Erano le 18, quando il pediatra è ancora presente in ospedale. Dalle 20 il Day Service pediatrico è chiuso ed il pediatra non è neppure reperibile. A Volterra, come in molte altre zone della Toscana (Orbetello, Montagna Pistoiese, Lunigiana…) i genitori non troveranno un pediatra nei notturni e nei festivi per curare i loro bambini. Il CREST ha sollevato il problema al momento della discussione del Piano Socio Sanitario Integrato regionale approvato a novembre, ma la politica di maggioranza si è dimostrata assolutamente insensibile. La questione è stata presa a cuore anche dal Garante della Regione Toscana per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ed anche in quel caso è rimasta inascoltata. In sanità si taglia e si “razionalizza” ed i primi a soffrirne in Toscana sono stati proprio i bambini e le donne. I reparti di pediatria sono stati accentrati nei capoluoghi lasciando che l’assistenza pediatrica diventasse a macchia di leopardo sul territorio. I Punti Nascita sono stati chiusi e non si è previsto alcun tipo di assistenza alternativa. Bambini e donne di serie B, che evidentemente non hanno lo stesso diritto alle cure di chi vive in città. Quanto costerà mai al sistema sanitario toscano, che investe in sanità il 70% delle proprie risorse, la reperibilità di un ginecologo o di un pediatra? Quanto vale la sicurezza e la vita di una persona? Si può risparmiare anche su questo? La nostra ministra Lorenzin sogna un ospedale e cure di “genere”, pensate per le donne. In molte aree della Toscana rurale, montana o insulare è un sogno anche l’essere curati e assistiti da chi è stato preparato per farlo e l’unica risposta che il nostro Presidente Rossi sa dare ad una richiesta di attenzione per un problema tanto delicato è un negare in grigio politichese. Evidentemente ha dimenticato cosa si sente a stringere la mano di un bambino. E con lui la sua Giunta ed i suoi consiglieri.

Link all’articolo di QuiNewsVolterra: http://www.quinewsvolterra.it/che-succede-se-un-bimbo-sta-male-alle-20-e-01.htm