Sanità in aree disagiate. Nasce il Coordinamento italiano Cisadep

Sabato è nato a Firenze un coordinamento nazionale di comitati per il diritto alla salute nelle aree periferiche. Ne fa parte anche il Comitato “Per la sanità nella Valle del Serchio”. Di seguito il primo comunicato (da QuotidianoSanità), questa invece è la pagina Facebook e questa la mail cisadep@gmail.com.

Sabato 5 novembre a Firenze, presso la Sala della Compagna delle Stimmate, in Piazza San Lorenzo, si è tenuta l’assemblea costitutiva del Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, “CISADEP”, con l’adesione ufficiale di 26 soci, corrispondenti a comitati di aree disagiate e periferiche d’Italia del Piemonte, dell’Emilia Romagna, della Toscana, delle Marche, del Lazio, dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Sicilia e della Sardegna.

“Il Coordinamento – spiega la Presidente del Coordinamento Emanuela Cioni - è sorto dalla esigenza comune di tutelare il Diritto alla Salute nelle Aree Disagiate, Insulari e Periferiche d’Italia, a fronte di una preoccupante deriva economicistica in sanità che sta riducendo l’erogazione dei servizi sanitari ad una pura logica di mercato, profitto, business, numeri e equilibri di bilancio, che hanno perso di vista la cura alla persona e ridotto ad una questione puramente economica l’erogazione anche dei servizi essenziali di emergenza/urgenza, punti nascita, assistenza ospedaliera, a scapito della sicurezza, dell’efficienza, dell’efficacia della cura, del benchmark e delle best practice sanitarie per le persone viventi in queste aree svantaggiate del paese, senza adottare correttivi efficaci nella programmazione sanitaria e perdendo di vista la “mission” essenziale dell’assistenza sanitaria che è assicurare il Diritto alla Salute come nel resto d’Italia a questi cittadini”.

“Il Coordinamento – evidenzia – non vuole essere un semplice strumento di protesta, ma farsi promotore di proposte concrete che cambino queste visioni e queste mentalità, a volte anche filosofiche, e spingere verso una visione sanitaria che ponga al centro il cittadino e la tutela della sua salute, facendosi interprete presso il Ministero della Salute e dell’Economia, il Governo, il Parlamento, la Conferenza Stato Regioni e le singole Regioni di proposte concrete e azioni decise che facciano pienamente prendere in considerazione la realtà delle zone disagiate e periferiche e producano aggiustamenti e ripensamenti efficaci, efficienti e sostenibili della programmazione sanitaria, della presenza dei servizi di emergenza/urgenza, ospedalieri, relativi ai percorsi nascita, nonché territoriali che garantiscano non solo la garanzia del poter continuare a vivere con sicurezza in queste aree senza sperimentare ulteriori condizioni di disagio, di abbandono ed emarginazione, e abbiano come principio la sola sostenibilità economica, ma in primis la piena adeguatezza, sicurezza, correttezza, completezza ed efficacia sanitaria, cioè siano “veri” ed “efficienti” servizi sanitari pubblici e non imitazioni rabberciate e pericolose come purtroppo oggi si sperimenta in molte Regioni d’Italia”.

Altro obiettivo del Coordinamento “sarà quello di aiutare e sostenere i soci aderenti nelle loro azioni locali, e in futuro di svolgere una funzioni di controllo sull’impiego delle risorse in Sanità per verificarne l’effettivo uso per la tutela del Diritto alla Salute”.

Nella Piattaforma Programmatica, firmata e sottoscritta, il Coordinamento ha individuato la sua prima azione fondamentale nella richiesta di chiarificazione e precisazione dei punti oscuri del Decreto n. 70/2015 sulle Aree Particolarmente Disagiate e sui servizi che in esse devono essere garantiti in materia di emergenza /urgenza, pronto soccorso, punti nascite o servizi sostitutivi (chiedendo una vera applicazione a questi casi obbligatoria del Decreto Lorenzin dell’11 novembre 2015), sulla presenza di Lungodegenza e Riabilitazione, sui Punti di Primo Intervento, sui servizi Pediatrici e territoriali, affermando l’idea e il concetto della rotazione del personale dal centro HUB di riferimento, che garantisce l’alta professionalità, l’aggiornamento degli operatori e la qualità dell’assistenza, si richiede di introdurre nella programmazione sanitaria il concetto di Area Periferica e di riconsiderare i servizi sanitari tenendo conto di questa tipologia intermedia secondo la linea già ipotizzata dall’allora ministro Fabrizio Barca in materia, l’introduzione della Conferenza dei Sindaci di Area Disagiata, nonché di tener presente le condizioni socioeconomiche dei singoli territori e ripensare l’istituto dell’intramoenia.

Il Coordinamento ha voluto infine “esprimere la sua piena, affettuosa e convinta vicinanza a tutti gli abitanti delle zone terremotate e presto una delegazione dei comitati si recherà in queste arre sconvolte dal sisma e in quella occasione i soci vogliono assicurarsi che gli ospedali che ad oggi sono stati sfollati vengano ricostruiti con tutti criteri di antisismicità: in modo particolare, in questa occasione, come già approvato nella piattaforma, chiedere con forza che nelle aree sismiche e che hanno subito terremoti nell’ultimo secolo non sia prevista la riconversione degli Ospedali oltre lo standard minimo di Ospedale di Area Particolarmente Disagiata.

Presidente e del Consiglio Direttivo del Coordinamento Italiano Sanità Aree Disagiate e Periferiche, “CISADEP”:

Presidente:Emanuela Cioni

Consiglieri:
Eva Giuliani (Vicepresidente)
Francesco Martino (Segretario E Tesoriere)
Flavio Ceccarelli (Vice Segretario)
Enrica Sciullo
Graziella Marchesi ( Delegata Regionale Piemonte)
Valerio Bobini (Delegato Regionale Toscana)
Lazzari Agnese (Delegata Regionale Emilia Romagna)
Bartoli Marco (Delegato Regionale Marche)
Desideri Renato (Delegato Regionale Lazio)
Giovanni Francione (Delegato Regionale Campania)
Teresa De Santo (Delegata Regionale Basilicata)
Francesco La Rosa (Delegato Regionale Sicilia)
Lidia Todde (Delegata Regionale Sardegna)

Il Molise è già rappresentato in Consiglio da 2 consiglieri nazionali, mentre i Comitati Abruzzesi, iscritti e non presenti, eleggeranno quanto prima, alla presenza del Segretario Nazionale, il loro rappresentante in seno all’organismo.

Altri due comuni dove poter firmare

Anche nei comuni di Castiglione e Pieve Fosciana si può firmare per il referendum contro la privatizzazione della sanità toscana. Possono firmare solo i residenti, chiedete del referendum regionale sulla privatizzazione della sanità (articolo 34 bis LRT 40/2005).

Sedi e orari dei comuni dove si può firmare al momento:

  • Barga. Ufficio Anagrafe. Lun-Sab 09:00-13:00.
  • Castelnuovo. Ufficio protocollo/Segreteria. Lun-Ven 09:00-13:30. Martedì e giovedì anche dalle 15 alle 17.
  • Castiglione. Ufficio anagrafe. Dal lunedì al venerdì 7-12:30.
  • Pieve Fosciana. Ufficio anagrafe. Lunedì 8-12, martedì 8-13, giovedì 10-12 e 15-18, venerdì 10-12.

Contattaci per partecipare attivamente ed organizzare raccolte firme su tutto il territorio della Valle del Serchio e della Piana.

Possibile firmare per il referendum a Barga e Castelnuovo

Per il referendum contro la privatizzazione della sanità toscana è possibile firmare nei comuni di Barga e Castelnuovo di Garfagnana. Possono firmare solo i residenti, chiedete del referendum regionale sulla privatizzazione della sanità (articolo 34 bis LRT 40/2005).

Sedi e orari:

  • Barga. Ufficio Anagrafe. Lun-Sab 09:00-13:00.
  • Castelnuovo. Ufficio protocollo/Segreteria. Lun-Ven 09:00-13:30. Martedì e giovedì anche dalle 15 alle 17.

Contattaci per partecipare attivamente ed organizzare raccolte firme su tutto il territorio della Valle del Serchio e della Piana.

Inizia la raccolta firme per il referendum regionale contro la privatizzazione

Lo scorso venerdì 5 agosto si è tenuta a Firenze l’assemblea generale per l’indizione di un nuovo referendum abrogativo regionale contro la privatizzazione del sistema sanitario regionale. Il comitato era presente ed ha ritirato 50 moduli da 20 firme.

Il referendum riguarda l’articolo 34 bis della legge 40/2005, approvato a fine anno 2015 con la Legge 84, il famoso atto che ha impedito al precedente referendum di effettuarsi e per il quale, dopo il ricorso al TAR sull’urgenza, è attivo il ricorso ordinario presso la magistratura.

Il nuovo referendum dunque riguarda un unico articolo che qui riportiamo.

Art. 32
Sperimentazioni gestionali con convenzione.
Inserimento dell’articolo 34 bis nella l.r. 40/2005

1. Dopo l’articolo 34 della l.r. 40/2005 è inserito il seguente:

Art. 34 bis

1. Le aziende sanitarie, al fine di introdurre nell’organizzazione delle prestazioni elementi di innovazione, economicità ed efficienza, possono, previa sperimentazione, attivare convenzioni con soggetti privati nel rispetto degli indirizzi della programmazione sanitaria e sociale integrata regionale e relativamente alle attività in essa indicate
2. È fatto obbligo alle aziende di sottoporre preventivamente alla Giunta regionale lo schema della convenzione che si intende attivare, unitamente ad una relazione illustrativa circa le finalità, il funzionamento ed i risultati gestionali attesi. La Giunta regionale propone l’atto conseguente al Consiglio regionale che l’approva entro i successivi trenta giorni. L’attivazione dei rapporti con convenzione avviene nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 9-bis del decreto delegato.
3. Il Consiglio regionale verifica annualmente l’andamento delle convenzioni attivate per le sperimentazioni gestionali.”.

Rispetto a prima, e fatto inedito a livello nazionale, è che si prevede di dare in gestione un ospedale o parte di esso ad un soggetto privato con una semplice convenzione, una scelta senza gara da parte della ASL poi da confermare dalla solita maggioranza politica in Giunta e Consiglio regionali. Fino ad oggi invece era necessario costituire apposite società sempre previa sperimentazione (vedi articolo 34), un processo che quindi era molto più controllabile e lento per cedere parti di sanità al privato. A conferma che il nuovo articolo non è casuale nello scenario toscano, recentemente c’è stata un’autocandidatura di una misericordia per gestire l’ospedale dell’Amiata.

Per questi motivi il comitato promotore intende chiamare i toscani ad esprimersi su questo chiaro indirizzo di privatizzazione del sistema sanitario regionale, per bloccare la silenziosa e costante dismissione della sanità pubblica.

Per quanto riguarda la Valle del Serchio e in generale la provincia di Lucca rimaniamo a disposizione per ridistribuire i moduli a chi vorrà aiutare nella raccolta, l’obiettivo regionale è al solito raccogliere le 40 000 firme stabilite dalla legge.

Contatti:

Telefono: Michele Toni 328/9066485 (Comitato Sanità Valle del Serchio)
Gruppo Facebook Comitato Referendum Regionale (organo ufficiale)
Gruppo Facebook Comitato “Per la sanità nella Valle del Serchio”
Gruppo Facebook Comitato Promotore Referendum – Sezione Lucca (per organizzazione interna)
Gruppo Facebook CREST

Di seguito il volantino del comitato referendario

Pubblicazione del piano di area vasta Nord Ovest

Nella sezione Downloads e qua sotto rendiamo disponibile il link per scaricare il piano di area vasta Nord Ovest approvato a luglio dalla Giunta regionale.

Per la precisione pubblichiamo la versione inviata dal direttore della programmazione alla Giunta, nella delibera di approvazione (la 684) gli allegati non sono stati pubblicati sul sito della regione.

Il documento è abbastanza corposo, mettiamo qui di seguito alcuni stralci e brevi informazioni relative al contesto.

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Approvazione piano di area vasta e conferenza zonale mercoledì 13 luglio

Nelle precedenti sedute della conferenza aziendale della ASL Nord Ovest sono state approvate le linee di indirizzo per il piano di area vasta 2016-2020 ed il piano stesso, rispettivamente il 22 giugno ed il 5 luglio.

Le linee di indirizzo sono disponibili al seguente link.

Questo invece è il comunicato relativo all’approvazione del piano di area vasta, il prossimo passo sarà l’approvazione del piano attuativo locale. Questi piani sono di elevato interesse in quanto contengono esattamente quali servizi saranno erogati dai singoli presidi ospedalieri nei prossimi anni, perciò saranno pubblicati quando saranno resi disponibili.

Comunichiamo inoltre che mercoledì 13 luglio alle ore 15:30 si terrà nella sede dell’Unione dei Comuni di Castelnuovo una nuova conferenza zonale dei sindaci. Questi i punti all’ordine del giorno:

  1. I processi di attivazione degli ambiti territoriali (interviene Michelangelo Caiolfa di ANCI Toscana)
  2. Sostegno all’inclusione attiva e altre misure relative al contrasto delle povertà (interviene Andrea de Conno ANCI Toscana)
  3. Aggiornamento linee di indirizzo per la predisposizione del Piano di Area Vasta Nord Ovest (è già stato approvato il piano, ndr)
  4. Varie ed eventuali

Come al solito le sedute pubbliche, ma è possibile intervenire solo per i sindaci e le personalità invitate.

Conferenza zonale mercoledì 8 giugno

Mercoledì 8 giugno alle ore 15 si terrà la Conferenza dei Sindaci Zonale della Valle del Serchio nella sede dell’Unione dei Comuni a Castelnuovo.

All’ordine del giorno “Esame delle linee di indirizzo per la predisposizione ed attuazione del piano di area vasta Nord-Ovest 2016-2020″.

Nel frattempo è anche avvenuto il cambio di presidente annuale deciso con l’elezione dell’anno passato: ora il presidente è Tagliasacchi ed il vicepresidente Bonini.

Approvata la proposta di accorpamento delle zone distretto da parte di ANCI Toscana: rimane la Valle del Serchio

In data 29 aprile ANCI Toscana ha approvato la proposta di ridisegno delle zone distretto da inviare alla Regione Toscana. La proposta porterebbe a 27 zone distretto (26 più l’Elba che è direttamente indicata dalla legge come zona distretto).

Tra le zone distretto sopravvissute è fortunatamente presente la Valle del Serchio. Come criteri iniziali, indicati nel documento come previsti dalla normativa nazionale,  sono stati utilizzati:

  • Popolazione tra 60 000 a 260 000
  • Numero comuni da 5 a 25
  • Estensione territoriale tra 260 e 1750 chilometri quadrati
Oltre a questo sono state considerate anche diverse eccezioni, tra cui fortunatamente la Valle del Serchio.
In sintesi la Valle del Serchio pur non rispettando per pochissimo il criterio della popolazione, avendo ben 19 comuni difficilmente potrebbe fondersi con altre zone senza superare il limite nazionale di 25 comuni, ancor di più non ci sono possibilità di accorpamento razionali.
A questo giro sembra quindi che la zona sia mantenuta, la proposta ANCI probabilmente fornisce un numero leggermente superiore di distretti rispetto a quello desiderato dalla Giunta (ma non fissato ufficialmente), saranno quindi da seguire i prossimi passaggi istituzionali.
Da segnalare per la ASL Nord Ovest l’accorpamento forzato del distretto dell’Alta Val di Cecina (Volterra) con quello di Pontedera.

Di seguito uno stralcio del documento che riguarda la Valle del Serchio con un ritorno nella discussione anche dell’ospedale unico.

“La zona Valle del Serchio non rispetta esattamente il criterio della popolazione avendo 58.089 abitanti, mentre ha ben 19 comuni e una superficie di 905,8 KM2 (densità di 64,1 abitanti per KM2).
Incastonata fra le Apuane e l’Appennino, la Valle del Serchio sfocia nella Piana di Lucca con la quale ovviamente ha i rapporti maggiori; le due zone componevano completamente la precedente ASL di Lucca; i confini con le altre zone (Pistoiese, Val di Nievole, Versilia e Apuane) sono poco più che teorici in quanto coincidenti con zone montuose. L’unico punto di contatto potrebbe trovarsi fra la alta valle del Serchio e parte della Lunigiana, ma prevedere una unione fra queste due zone appare di non facile attuazione e probabilmente non necessario.
La spesa sociale media procapite di zona è di 77 Euro, al di sotto sia della media nazionale che di quella regionale. Il reddito medio procapite di zona è pari a 16.639 Euro.
La Zona Distretto sta stipulando la convenzione socio sanitaria con la ASL in base alle norme regionali.
L’incontro si è svolto congiuntamente con la Piana di Lucca ed ha esitato in un documento unitario dove si esplicita la volontà di mantenere l’assetto attuale sulle due zone, considerando di difficile aggregazione una area che risulterebbe vasta e con elevato numero di comuni, con conseguente problemi di governance (si sfiorerebbe anche il limite massimo dei comuni posto a 25 dai criteri nazionali). Si è discusso di convergenze teoriche con la Val di Nievole rese impossibili dalle norme regionali. Alcuni comuni della Valle del Serchio hanno ribadito la necessità di arrivare all’ospedale unico di zona superando l’attuale assetto su due presidi. La discussione che si protrae da tempo, vede la zona non compatta sulla localizzazione del nuovo plesso.”

Pubblicata la delibera 317 della giunta regionale con i primi indirizzi alle ASL, a rischio la zona distretto

In data 11 aprile 2016 la Giunta Regionale ha approvato la delibera 317 con i primi indirizzi per le nuove maxi ASL. Si tratta della definizione del passaggio ai nuovi dipartimenti che saranno estesi a territori grandi come le vecchie aree vaste, principi che comunque potranno essere rivisti con l’approvazione di successivi atti tra cui il ridisegno delle zone-distretto (si passerà da 34 a circa 25 nelle intenzioni della giunta).

Per quanto riguarda le strutture complesse ospedaliere (strutture con primario) si rimanda esplicitamente al DM 70 sugli standard ospedalieri ed alla programmazione regionale. In pratica almeno 80 000 abitanti per medicina, 100 000 per chirurgia generale e ortopedia, 150 000 per ostetricia e ginecologia e cardiologia. Tali numeri sono già rispettati per la Valle del Serchio, in quanto le strutture complesse sono già condivise con Lucca, a parte medicina che comunque non è mai stata messa ufficialmente in discussione come struttura autonoma, nonostante non abbia esattamente il bacino richiesto.

Per quanto riguarda le strutture territoriali nella delibera si dice che già prima della ridefinizione dei distretti dovranno essere definite strutture per i seguenti ambiti:

  • Cure Primarie
  • Salute Mentale Adulti
  • Salute Mentale Infanzia e Adolescenza
  • Dipendenze
  • Cure Palliative
  • Integrazione Sociosanitaria – Non autosufficienza e Disabilità
Quello che però tradisce le volontà regionali di accentramento sono i seguenti passaggi:
- “Le strutture territoriali operano all’interno delle Zone-Distretto”

- “Le suddette strutture sono individuate in relazione alla sussistenza di elementi oggettivi che ne giustifichino l’attivazione avendo come parametri di riferimento, in prima applicazione, un bacino di popolazione (min-max) pari 100 000 – 350 000 abitanti”.

Da ciò si evince che una zona-distretto dovrà avere almeno 100 000 abitanti e si prevede di utilizzare ancora una volta il parametro numerico della popolazione nonostante che sulla pagina del sito della regione (che riprende l’articolo 91 della L.R. 84 del 2015) si dichiari che nella procedura di accorpamento delle zone si “dovrebbe” tenere conto anche delle aree disagiate, dell’estensione territoriale e del numero dei comuni.

Le Conferenze Zonali della Piana di Lucca e della Valle del Serchio hanno già approvato un documento in cui chiedono di mantenere la propria autonomia, ma date queste premesse numeriche sembrerebbe quasi obbligatoria una fusione. Anche se le conferenze zonali a rigore non hanno più competenze sugli ospedali, ma solo sulla sanità territoriale, sarebbe comunque importante mantenere un’assemblea di zona con la rappresentanza di tutti i sindaci, in quanto il livello successivo adesso non è più la conferenza aziendale di Lucca, ma quella di tutta l’area Nord Ovest da Piombino alla Lunigiana e vi ha diritto di voto solo il presidente zonale. Senza zona distretto non ci sarebbe più la conferenza zonale Valle del Serchio e quindi nemmeno il presidente a rappresentarci nella ASL Nord Ovest, dove il peso della Valle passerebbe da molto basso a zero!

Dal sito della Regione Toscana:

“Con il riordino del sistema sanitario regionale in atto, entro il 30 giugno 2016 la Giunta regionale presenterà, previo parere della Conferenza regionale dei sindaci, al Consiglio regionale una proposta di legge per una revisione degli ambiti territoriali delle zone-distretto. Tali ambiti saranno individuati all’interno delle tre nuove aziende USL in base a criteri quali il numero di abitanti, l’estensione del territorio, il numero di comuni, ponendo attenzione alle zone disagiate, di confine, montane, alla loro identità territoriale, e considerando le esperienze socio-sanitarie maturate e consolidate e il rapporto fra dimensioni elevate del territorio e scarsa densità abitativa.
I singoli consigli comunali, le unioni dei comuni o le singole conferenze zonali integrate, entro il 30 marzo 2016, possono avanzare proposte per la ridefinizione degli ambiti.”